Coronavirus, la scuola preoccupava il Cts già dal 7 febbraio: «Chiusure proporzionali alla diffusione dell’epidemia» – I verbali

La presidenza del Consiglio aveva annunciato che entro oggi sarebbero stati resi noti i resoconti delle riunioni del Comitato, anche quelli relativi alla mancata chiusura della Val Seriana

Nel briefing del Comitato tecnico scientifico (Cts) dello scorso 3 marzo, gli esperti riuniti dal governo per fronteggiare la pandemia avrebbero consigliato l’istituzione della “zona rossa” in Val Seriana, nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro in particolare. Quel verbale, tuttavia, non era presente tra le 200 pagine desecretate dall’esecutivo lo scorso 6 agosto.


Oggi 4 agosto, invece, tra i 100 verbali pubblicati sul sito della Protezione civile compare anche quel delicato documento per cui lo stesso Giuseppe Conte è stato interrogato dalla procura di Bergamo e che, secondo molti, dimostrerebbe che il governo era stato avvertito dei gravi pericoli che correva la Bergamasca.

I documenti

Scorrendo i 100 verbali del Cts relativi ai primi sei mesi dell’emergenza, si trovano anche i testi che contribuirono a elaborare il piano segreto del governo, predisposto quando dalla Cina cominciavano ad arrivare le prime notizie del Coronavirus. Il 7 febbraio, infatti, «Il Comitato tecnico scientifico valuta positivamente le decisioni adottate dalle autorità italiane per ridurre il rischio di importazione e circolazione del nuovo Coronavirus», si legge nel documento. L’attenzione è dedicata quasi esclusivamente agli alunni delle scuole.

Il verbale del 3 marzo

Si parla di «bambini che frequentano i servizi educativi dell’infanzia e studenti sino alla scuola secondaria di secondo grado, di ogni nazionalità, che provengono negli ultimi 14 giorni dalle aree della Cina interessate dall’epidemia». Già allora, il Cts suggeriva l’applicazione di misure di isolamento fiduciario. Ma bisogna arrivare al 3 marzo per leggere il primo verbale sul quale si è sviluppato anche il filone dell’inchiesta sulla strage della Bergamasca.

Dopo il passaggio in cui il Cts suggerisce «di richiedere alle imprese produttrici e distributrici – di strumentazione sanitaria per le terapie intensive -, di limitare la vendita al solo territorio nazionale, garantendo la più rapida fornitura in primis alle Regioni che si trovano in questo momento sotto maggior richiesta assistenziale», si affronta la questione di Alzano Lombardo e Nembro.

«È stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il Dg Caiazzo della Regione Lombardia che confermano i dati relativi all’aumento in particolare nei due comuni sopra menzionati». Dunque l’allarme c’era. «Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due comuni, al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue», si legge. Un suggerimento inascoltato dal governo.

Il verbale del 10 marzo

Il governo guidato da Giuseppe Conte, però, dopo giorni di valutazioni il 9 marzo decide di bloccare gli spostamenti in tutta Italia e di istituire una sorta di zona arancione per la Lombardia. Senza dichiarare Alzano e Nembro zona rossa come invece era stato fatto per Vo e Codogno.

E il 10 marzo, dunque a decisione già presa, il Cts fa un endorsement alla scelta dell’esecutivo: «In riferimento alle decisioni prese, nella serata di ieri, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri di estendere le misure di contenimento già vigenti in alcune aree del Paese a tutto il territorio nazionale, il Cts valuta coerenti le misure adottate con il quadro epidemiologico configuratosi in Italia».

11 marzo

L’11 marzo il Comitato tecnico scientifico denuncia esplicitamente il «ritardo» nell’applicazione delle deliberazioni prese «rispetto a varie tematiche». Sul verbale di quella riunione si legge: «Una volta formulati pareri o assunte decisioni», ci dev’essere «una tempestiva trasmissione delle indicazioni ai rispettivi destinatari istituzioni».

La scuola

E le scuole? Se ne parla già dalla riunione del 7 febbraio: sono potenziali vettori di contagio. Il Comitato, per il principio di “massima precauzione”, suggeriva la quarantena di 14 giorni per gli studenti di ritorno in Italia dalle aree della Cina interessate dall’epidemia. 

È il ministro Roberto Speranza a chiedere al Cts un parere su cosa fare. «Le scelte di chiusura dovrebbero essere proporzionali alla diffusione dell’infezione virale», si legge nel verbale del 4 marzo del Comitato, che aggiunge che «non esistono attualmente dati che indirizzino inconfutabilmente sull’utilità di chiusura delle scuole indipendentemente dalla situazione epidemiologica locale. Anzi, alcuni modelli predittivi indicano che la chiusura delle scuole potrebbe garantire una limitata riduzione nella diffusione dell’infezione virale». Gli esperti sono concordi sul fatto che la chiusura «è stimata essere efficace solo se di durata prolungata» e non solo per una settimana come prospettato.

L’esecutivo decide di chiudere le scuole e il Cts sottolinea nel verbale del 5 marzo come la decisione non sia «in alcun modo in disaccordo» con quanto deciso dal Comitato il giorno prima. Si esclude poi in maniera tassativa di riaprire nelle settimane successive e in vista della Fase 2.

Mascherine al lavoro?

Mentre con il tempo la posizione del Cts, in linea con l’Oms, prevede un uso estensivo delle mascherine, inizialmente si puntava principalmente sul distanziamento. «Tutte le raccomandazioni scientifiche elaborate internazionalmente riportano chiaramente che non vi è evidenza per raccomandare indiscriminatamente ai lavoratori di indossare mascherine chirurgiche», si legge sul verbale del Cts del 13 marzo. L’uso delle mascherine invece è «stringentemente raccomandato solo per gli operatori sanitari e per quei soggetti che abbiano sintomi respiratori».

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