La madre dei fratelli Bianchi: «Vorrei abbracciare la mamma di Willy: i miei figli non sono mostri». La compagna di Gabriele: «Aspetto un figlio da lui, ma basta con gli insulti»

Antonietta di Tullio rifiuta l’idea che i figli possano aver ucciso Willy e lancia un appello perché i due fratelli non vengano giudicati solo dalle foto che circolano sui social. La compagna di uno dei due, Gabriele, aspetta un figlio da lui e da giorni subisce insulti e minacce

«Se penso alla mamma di Willy sto male. Vorrei darle tutto il mio cordoglio, mandarle un abbraccio, ma a che servono le parole?». A parlare è Antonietta di Tullio, la mamma dei fratelli Bianchi, accusati dell’omicidio del giovane Willy Monteiro Duarte, ucciso a Colleferro dopo un pestaggio durato venti minuti a Colleferro, mentre cercava di difendere un suo amico in una rissa.

Al Corriere della Sera, la madre di Gabriele e Marco Bianchi cerca di difendere i suoi figli che: «Non sono mostri», ma se «hanno sbagliato – dice – devono pagare, qualunque cosa hanno fatto, ma non per quello che non hanno fatto». «Sono sicura che non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa» ribadisce la donna, rivolgendo poi il pensiero alla madre del ragazzo ucciso.

«Nessun genitore può sopportare un dolore simile» continua Antonietta. Il profilo violento che in questi giorni si delinea attorno alle figure di Gabriele e Marco non le sembra corrispondente alla realtà. «Non sono così» dice la madre dei Bianchi, «Gabriele ha aperto un negozio di frutta, Marco aiuta nel ristorante di Alessandro, e dove c’è da dare una mano ci sono sempre. Li giudicate per come appaiono su Facebook ma quelle sono stupidaggini». Riguardo alle denunce per risse la donna conferma tutto, ma quella sera secondo lei era diverso, quella sera i due ragazzi «erano lì da pacieri».

Riguardo agli insulti e alle minacce che hanno tempestato i social di questi giorni, Antonietta cerca di difendere il resto della sua famiglia: «Se la sono presa con i miei nipoti, gli altri figli, ma come si fa?» si chiede, ribadendo il suo impegno come madre nell’educazione dei figli al meglio che ha potuto. «Non sono una cattiva madre in paese mi conoscono, chiedete a chiunque. I miei figli li ho educati al rispetto, al sacrificio e alla solidarietà».

Silvia Ladaga: «Anche il bambino che ho in grembo potrebbe morire come Willy»

C’è un’altra donna importante nella vita di uno dei due fratelli Bianchi ed è Silvia Ladaga. 28 anni, compagna di Gabriele Bianchi, aspetta un bambino dal maggiore dei due fratelli accusati di aver pestato a morte Willy Monteiro Duarte a Colleferro. «È il figlio di un bastardo» le dicono sul web, «partorirai un altro mostro» fanno da eco altri utenti.

Una valanga di frasi simili stanno riempiendo i profili social della ragazza che a Repubblica dice di non riuscire più a farcela. «Spero che si interrompano le minacce rivolte al figlio che ho in grembo che non ha colpe» dice Silvia, «e non può subire attacchi del genere, per giunta ancor prima di essere venuto al mondo».

Di una famiglia borghese di Lariano, due anni fa Silvia Ladaga si era candidata alle Regionali del Lazio con Forza Italia racimolando 5.690 preferenze. L’elezione è sfumata per poco, ma in Consiglio Regionale è entrata lo stesso da componente dello staff del gruppo. La ragazza oggi si trova dentro un incubo difficile da superare, provando a darsi forza almeno per il bambino che porta in grembo.

«Devo trovare la forza per pensare solo a mio figlio. Giovedì ho un altro appuntamento dal medico, non è facile, e non posso dire di stare bene» racconta la ragazza, che ribadisce il suo punto fermo. Il giovane Willy per Silvia «è la prima vittima di questa tragedia», e quello che più la terrorizza è che «in questo mondo un bambino può morire per un motivo futile e irrisorio come è successo a Willy».

Una famiglia distrutta anche quella di Silvia. Il padre Salvatore Ladaga, 63 anni, consigliere comunale a Velletri per Forza Italia, ha sempre definito Gabriele un attaccabrighe, «uno che sbaglia i verbi e non conosce i congiuntivi», ma non ha mai pensato potesse arrivare a un gesto simile. «Ho provato a dire a Silvia che quel ragazzo non andava bene», ha detto Ladaga a Repubblica, «non sono stato capace di impormi su di lei. Sono io che ho aiutato Gabriele ad aprire la frutteria».

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