Lombardia Film Commission, per i pm i commercialisti della Lega erano «infiltrati» nei piani alti della politica

Lo scrivono l’aggiunto Eugenio Fusco e il pubblico ministero Stefano Civardi nella richiesta di arresti domiciliari

Se per il licenziamento di un direttore di banca «compiacente» che aveva avallato operazioni sospette, i contabili della Lega Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni «raggiungono subito i piani altissimi della politica a Roma nelle giornate del 26 e 27 maggio, allora è facilmente immaginabile la reazione e la capacità di inquinamento probatorio di persone tanto infiltrate nelle istituzioni».

A scriverlo sono l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi nella richiesta di arresti domiciliari che è tra gli atti depositati sul caso Lombardia Film Commission. I pm fanno riferimento al «riservato incontro tenutosi in Roma» a fine maggio e a «fibrillazioni ai piani alti della politica».

«Di Rubba? Piazzato nel sottobosco della pubblica amministrazione»

Di Rubba e Manzoni, entrambi ex tesorieri della Lega in Parlamento, sono stati arrestati tre giorni fa nell’ambito di un’inchiesta sulla presunta compravendita gonfiata di un immobile della Lombardia Film Commission. Tra gli arrestati, anche Michele Scillieri, il commercialista che nel 2017 aveva curato nel suo studio la nascita del movimento Salvini premier, e una quarta persona, Fabio Giuseppe Barbarossa. I reati contestati a vario sono peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

A proposito di Di Rubba, che fu anche presidente di Lombardia Film Commission, su nomina della giunta guidata da Roberto Maroni, i pm scrivono: «E’ non solo uomo di partito come Manzoni, ma anche pubblico ufficiale piazzato dal partito a presiedere uno dei tanti enti del sottobosco della pubblica amministrazione attraverso i quali sono drenati i soldi pubblici», ossia attraverso la vendita gonfiata di un capannone a Cormano, nel Milanese.

Il testimone: «Mai visti movimenti di soldi così grandi»

«Sono operazioni prive di valide ragioni economiche che, aldilà degli importi, non mi è capitato di vedere in tutta la mia carriera. E ho lavorato in banca quasi trent’anni». Questa la testimonianza di Marco Ghilardi, ex direttore della filiale Ubi di Seriate, in provincia diBergamo, che ha descritto davanti ai pm di Milano «movimentazioni» sui conti della Taaac, una delle tante società riconducibili ad Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, due dei commercialisti vicini alla Lega arrestati per l’inchiesta su Lombardia Film Commission. Il testimone ha parlato anche dei «giri di soldi tramite ‘Più voci’», l’associazione di cui il tesoriere della Lega Giulio Centemero era legale rappresentante, ma anche del fatto che «Di Rubba mi aveva chiesto di aprire il conto di Radio Padania e delle associazioni regionali della Lega».

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