Fondi Lega, il commercialista Scillieri non si presenterà davanti al gip: «Troppa pressione»

Per il prestanome Sostegni, era lui «la mente delle operazioni». La teste su Di Rubba: «Uomo di fiducia di Salvini»

Michele Scillieri, uno dei tre commercialisti di fiducia della Lega arrestati nel caso della Lombardia Film Commission, non si presenterà davanti al gip. L’interrogatorio era in programma domani, 15 settembre, ma Scillieri ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Il legale Massimo Di Noia ha commentato: «Scelta mia, ovviamente condivisa con lui, perché c’è troppa pressione mediatica, sarebbe come sottoporlo a delle forche caudine, esporlo come un Enzo Tortora qualunque, non me la sono sentita». Anche il cognato di Scillieri, Fabio Barbarossa, pure lui arrestato ha fatto la stessa scelta. Si presenteranno per difendersi dalle accuse, invece, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, difesi dal legale Piermaria Corso.

La testimonianza su Di Rubba

Di Di Rubba ha parlato l’ex assessore lombardo alla Cultura Cristina Cappellini davanti ai pm: «Il nome di Di Rubba circolava come quello che doveva mettere a posto i conti della Lega, e non solo di Film Commission. Se ne parlava come uomo della svolta, per competenza e serietà».

Cappellini ha parlato di Di Rubba come di un uomo di fiducia di Matteo Salvini. «Faceva parte del suo entourage – ha detto – e gli incarichi che poi ha ricevuto all’interno del partito costituivano dimostrazione di queste voci». «L’indicazione della candidatura di Di Rubba – ha aggiunto – come persona giusta al posto giusto (alla presidenza di Lombardia Film Commission, ndr) è derivata da Centemero», tesoriere e deputato della Lega.

La testimonianza è stata data al procuratore aggiunto Eugenio Fusco a fine luglio. Il verbale è stato depositato assieme a migliaia di atti da cui risultano, tra l’altro, una serie di movimentazioni sospette sui conti di società riconducibili a Di Rubba, direttore amministrativo della Lega al Senato, e a Manzoni, revisore contabile per il Carroccio alla Camera.

Il prestanome Sostegni su Scillieri: «Era la mente delle operazioni»

Intanto sono proseguite le attività del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf nella sede della Barachetti service, di proprietà dell’imprenditore Francesco Barachetti per peculato. Società che, stando agli atti, avrebbe ricevuto negli anni circa 2 milioni di euro dalla Lega. Le perquisizioni nell’azienda al centro di un nuovo filone di indagini, anche su presunti ‘fondi neri’ riferibili al partito, sono scattate giovedì scorso e oggi la Gdf prosegue con le attività già iniziate.

Allo stesso modo, vanno avanti le attività dei finanzieri anche nello studio di Scillieri, il quale, secondo il prestanome Luca Sostegni che sta collaborando coi pm, era la “mente” di diverse operazioni. «Quando Scillieri parlava di retrocessione da impiegarsi per la campagna elettorale della Lega lo diceva ridendo, però sull’argomento è tornato con me più di una volta. Tuttavia mi suona strano che su vicende di questo genere chi era sopra di loro non ne sapesse nulla, ha spiegato Sostegni ai pm.

«Fu Manzoni – ha aggiunto – a chiedere a Scillieri di domiciliare presso il suo studio la sede del partito di Salvini». Manzoni, uno dei tre commercialisti arrestati, «mi ha confidato che era diventato una persona importante nella Lega, assieme a Di Rubba e che erano amici di Centemero e Salvini».

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