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L’Italia a corto di scrutatori per il voto di domani. A Milano l’emergenza dura una giornata

Il Comune si era rivolto ai cittadini sui social per tentare di ovviare a decine di rinunce avvenute all’ultimo minuto. La situazione, da Genova a Bari

È rientrata l’emergenza scrutatori a Milano in vista della tornata elettorale che si apre domani, 20 settembre, e si chiuderà lunedì pomeriggio. Stamattina l’account Twitter del Comune aveva lanciato un messaggio con tanto di quattro punti esclamativi in cui annunciava di essere alla ricerca di presidenti di seggio per il referendum costituzionale dopo una serie di rinunce, presumibilmente per timore del Coronavirus. Qualche ora dopo, verso le 19 di sera, la schiarita.


In serata il Comune ha confermato di essere riuscito a costituire tutti i seggi grazie a 83 sostituzioni di presidenti di seggi fatte in giornata, dopo che un centinaio di persone avevano rinunciato all’ultimo istante. Ma il numero totale di sostituzioni sarebbe ben più alto: parliamo di 1.620 scrutatori sostituiti in totale. Un numero che ci dà la misura della paura che suscita la prospettiva di abitare lo stesso spazio con centinaia di persone – seppure momentaneamente – in tempo di pandemia.

La fuga nel resto del Paese

Milano non è l’unico Comune ad aver ricorso ai social in giornata per tentare di porre rimedio alla “fuga” degli scrutatori. A Roma circa un quinto dei presidenti di seggio è stato surrogato dal Comune – a cui spetta trovare un sostituto -, per rinuncia della persona già designata. Attualmente nella capitale manca almeno il 10% degli scrutatori.

Genova si è trovata con 853 rinunciatari tra presidenti di seggio e scrutatori, a Napoli mancavano all’appello 259 presidenti su 884, mentre a Bari il Comune ha dovuto sostituire tutti i presidenti dei “seggi Covid” con membri della Protezione Civile. Evidentemente non è bastato aumentare il conpenso a 224 euro per i presidenti di seggio e a 170 euro per scrutatori e segretari.

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