Università, crescono immatricolazioni e borse di studio. Gli studenti premiano i campus: «Alloggio garantito. In caso di lockdown, non saremo isolati»

I 200 milioni del Dl rilancio spingono le nuove domande di sostegno, a Pavia la presenza del college fa crescere le iscrizioni del 28%. Ecco le storie dei ragazzi che puntano sullo studio, nonostante il Sars-Cov2

Sembrava una debacle annunciata: l’Università italiana sarebbe caduta sotto i colpi della Covid-19. Eppure, nonostante le stime calcolate tra maggio e giugno – che parlavano di un crollo dei numeri e di una «fuga di matricole» -, le cose sono andate diversamente. Stando ai dati provvisori raccolti dal Ministero dell’Istruzione, le nuove immatricolazioni sono cresciute del +5% rispetto all’a.a. 2019/2020. Iscrizioni provvisorie, alle quali potrebbero aggiungersi quelle dei più prudenti, che aspettano gennaio per decidere il da farsi. E ad aumentare sono state anche le richieste di borse di studio: secondo quanto raccolto dall’Adisu Toscana, in tutta Italia si è assistito a un incremento del 5,8%.


Tra gli Atenei protagonisti del “boom” c’è l’Università di Pavia, che ha segnato un +28% rispetto al 2019. L’Ateneo ha una peculiarità: gli studenti possono fare domanda per alloggiare nei collegi. Sistemazioni gratuite o, a seconda della fascia Isee, a costi molto ridotti. «Un dato interessante che va di pari passo con il picco di immatricolazioni – spiegano dall’Università – è la richiesta che abbiamo avuto quest’anno per i posti nei campus: abbiamo registrato un aumento significativo di domande rispetto a quello precedente».

Secondo l’amministrazione, parte della spiegazione va cercata in uno studio che hanno condotto durante la pandemia: in vista di un ipotetico nuovo lockdown, l’idea di non restare isolati è un punto fondamentale. Un risultato contro qualsiasi previsione, considerando che negli Stati Uniti, dove l’esperienza del College è radicata, in primavera si gridava alla crisi dei campus.

Lockdown nel campus

A raccontarlo a Open in prima persona è Andrea, uno studente di Cremona di nemmeno 20 anni. È uno dei “maturandi Covid-19”, quell’annata di studenti che ha dovuto fronteggiare l’esame di stato in circostanze storiche mai viste prima. Dopo un’estate di dubbi e ripensamenti, alla fine Andrea ha preso la sua decisione: si è iscritto alla Facoltà di Fisica nell’Università di Pavia.

Scegliere dove immatricolarsi non è stato semplice. «Io e i miei compagni prima di iscriverci ci siamo fatti molte domande», racconta. «Volevamo capire come poter andare all’Università senza gravare troppo sulle spalle delle nostre famiglie, già in difficoltà per la crisi. E come evitare, in caso di un nuovo lockdown, di ritrovarci da soli in un’altra città per chissà quanto tempo».

Alla fine, un terzo dei suoi compagni di classe (6 su 18) ha preso la stessa decisione: puntare su un’Università con un collegio, che permettesse di ammortizzare i costi di un trasferimento (fondamentale anche a fronte della possibilità di un ritorno alla didattica a distanza al 100%) e che non li lasciasse completamente isolati in caso di quarantena.

Anche Gaia, che da Ravenna si è spostata a Pavia per immatricolarsi alla Facoltà di Biotecnologie, ha scelto l’opzione del campus per lo stesso motivo. È arrivata da due giorni, dice, e già si sente «parte di una comunità». «Qualora dovesse scoppiare di nuovo l’emergenza – racconta – voglio avere la certezza di poter fare affidamento su qualcuno. E così alcune delle mie compagne dalla Sicilia e dalla Sardegna, che hanno vinto la borsa di studio e possono non pagare l’alloggio».

L’aumento delle richieste di borse di studio: il fattore economico delle famiglie

A raccogliere i dati provvisori dell’Adisu relativi a tutto il territorio nazionale è stata Monica Barni, vicepresidente uscente della Toscana. L’obiettivo, ci spiega, era proprio quello di «capire se quest’anno, a causa della Covid-19, delle complesse situazioni di mobilità e dell’impoverimento di molte famiglie, si andasse incontro a un crollo delle iscrizioni». Quel che hanno visto finora, invece, è stato l’opposto. Anche nella mobilità, spiega, «abbiamo notato che non c’è stata la flessione che ci si aspettava».

«Ora bisognerà capire se l’aumento delle richieste vada di pari passo con il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie», sottolinea Barni. Per fare richiesta di una borsa di studio – che può comprendere anche l’alloggio – gli studenti devono presentare un’attestazione Isee delle famiglie che di solito si basa sui patrimoni precedenti. Quest’anno, data la situazione particolare, non è escluso che molti abbiano presentato l’Isee corrente «che mette in luce le eventuali variazioni tra quest’anno e quello passato».

Aumento della no-tax area

A spiegare l’aumento delle richieste per borse di studio ci sono anche i fondi stanziati dal Dl Rilancio, oltre 200 milioni, mirati ad elevare il tetto di reddito per la domanda. Circa 165 milioni del totale sono serviti a rivedere la no-tax area, che ha stabilito:

  • l’esonero totale delle tasse per chi ha Isee non superiore ai 20mila euro (prima era 13mila)
  • l’esonero parziale delle tasse (fino all’80% a seconda della fascia di reddito) per chi ha Isee non superiore a 20mila euro
  • ulteriori esoneri disposti dai singoli Atenei in base alle necessità

In vista della Legge di Bilancio – e del Recovery Fund – il ministro Gaetano Manfredi ha intenzione di chiedere il rifinanziamento delle misure.

Stipendio basso: se la borsa di studio è uno stimolo in più

A fronte di ciò, l’altro elemento che emerge dal boom di richieste è la situazione economica (non certo nuova) delle giovani generazioni che si affacciano – e nuotano a fatica – nel mondo del lavoro. G., un dottorando di 28 anni all’Università “Sapienza” di Roma, racconta a Open che poter attingere ai fondi previsti per il diritto allo studio è sicuramente un fattore determinante – e variabile da regione a regione – per chi non ha un impiego da affiancare allo studio o ne ha uno mal retribuito.

«Se sei in un’altra città e riesci a prendere una borsa di studio – spiega – anche quei 3/4mila euro l’anno con alloggio garantito possono cambiarti la vita per un po’». Soprattutto se lavori in settori attualmente a rischio – come la ristorazione o il turismo – affidarsi almeno per la residenza al welfare universitario è fondamentale: «In un mondo in cui trovare il lavoro dopo il liceo è molto difficile», aggiunge, «è meglio farsi l’Università con la borsa di studio qualche anno piuttosto che fare un lavoro ingrato, mal pagato (e magari in nero, ndr) che non lascia nemmeno un’attestazione o un titolo».

Smart working e smart learning: una chance inaspettata?

Un discorso a parte sembra valere per le iscrizioni alle lauree magistrali. Gli Atenei non hanno ancora chiuso le immatricolazioni e per avere dei numeri precisi bisognerà aspettare ancora qualche settimana. Qualcosa di inatteso, però, sembra già farsi largo: tra chi ha deciso di iscriversi all’Università quest’anno c’è una parte di futuri studenti che “approfitta” (si fa per dire) dei nuovi provvedimenti per tornare sui libri.

F., dottoranda di 26 anni, lavora come tutor all’Università di Firenze. Molti degli studenti con cui ha fatto ricevimento per l’immatricolazione, ci spiega, hanno tra i 28 e i 30 anni: avendo acquisito la possibilità di fare smart working – le spiegano – sono ora in grado di seguire quei corsi che spesso e volentieri prima avevano frequenza obbligatoria – e che ora possono invece essere seguiti a distanza (e “in differita” con le registrazioni online rese obbligatorie).

«Credo che questa sia una chiave importante», dice. «Con la pandemia i ragazzi hanno la possibilità di lavorare e studiare senza tutte quelle difficoltà logistiche derivanti dagli obblighi di atenei o aziende». E non solo: visto l’aumento dei fondi da parte delle Istituzioni, le borse di studio stanno diventando un aiuto importante (e percorribile) per chi, ad esempio, è stato messo in cassa integrazione. «Gli studenti che dopo la triennale hanno dovuto iniziare a lavorare per i più diversi motivi – sottolinea F. – e che ora a causa della Covid-19 si trovano in cassa integrazione, hanno più facilmente la possibilità di riprendere gli studi grazie anche alle nuove borse di studio».

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