Il biologo Bucci: «Le proiezioni sono chiare: avremo picchi peggiori di marzo. A fine ottobre 1.500 in terapia intensiva, serve un limite»

Secondo il professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia, tra il 4 e il 5 ottobre la situazione sarebbe peggiorata notevolmente. Se il trend dovesse essere questo, «ci ritroveremo a fine ottobre con 1.500 ricoverati nelle terapie intensive e 12mila pazienti Covid nei reparti ordinari», spiega

«Ci siamo rimessi su un binario pessimo e stiamo per affrontare un inverno molto duro. Spero che non si ricorra al lockdown». A parlare, a la Repubblica, è Enrico Bucci, professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia. Un esperto che ha seguito l’emergenza sanitaria del Coronavirus fin dall’inizio e che, adesso, senza mezzi termini, parla di peggioramento. I dati di ieri, 17 ottobre, parlano di 6.617 ricoverati con sintomi e 705 persone in terapia intensiva (+67 in appena 24 ore). I contagi hanno raggiunto quota +10.925 con 165mila tamponi.


Secondo Bucci, «la situazione è peggiorata tra il 4 e il 5 ottobre». Da quel momento, infatti, terapie intensive e ricoveri «hanno ripreso a salire in maniera preoccupante». Se il trend dovesse essere questo, «ci ritroveremo a fine ottobre con 1.500 ricoverati nelle terapie intensive e 12 mila pazienti Covid nei reparti ordinari». Questi dati ci spiegano che l’allentamento delle misure, con il “liberi tutti” in estate, «ha rimesso in moto la circolazione del virus che era stata fermata con il lockdown di primavera». 

L’aumento dei contagi si deve – secondo Bucci – alla inevitabile ripresa delle attività lavorative e all’affollamento dei mezzi di trasporto. «Dobbiamo diminuire il numero di persone che usano simultaneamente i mezzi di trasporto. Non va ridotta la libertà di spostamento delle persone ma loro densità in uno stesso luogo», aggiunge. E infine l’attacco al governo: «Dobbiamo esigere che le istituzioni mitighino al massimo i danni alla salute e all’economia, senza perdere tempo. Finora sono state manchevoli, facendosi trovare impreparate alla seconda ondata e scaricando la responsabilità soprattutto sulle spalle delle persone».

Foto in copertina di repertorio: EPA/JUAN IGNACIO RONCORONI

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