Coronavirus, l’Iss: – «La situazione è grave: l’indice Rt è a 1,5, la soglia critica dei servizi sanitari è vicina: servono nuove restrizioni» – Il monitoraggio

Stando al rapporto, la situazione è «complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni: servono restrizioni alla mobilità e alle attività non essenziali»

L’ultimo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità fotografa una situazione drammatica e annuncia un rapido peggioramento dei numeri dei soggetti colpiti dal Coronavirus e, a cascata, di tutti i settori coinvolti. Per questo «sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite – si legge nel rapporto Iss-ministero della Salute – che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità».


Rt nazionale a 1,5

La situazione nel nostro Paese evidenzia segnali di criticità dei servizi territoriali e del «raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali». Stando a quanto riportato nel rapporto dell’Iss e del Ministero della Salute, che prende in esame la settimana che va dal 12 al 18 ottobre, i casi sono rapidamente in aumento con un indice di trasmissione nazionale (Rt) di 1,5 nel suo valore medio. Nella maggior parte delle regioni italiane l’indice Rt è dunque ormai superiore a 1,25 e questo significa che la situazione è «complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni».

«Il carico sui servizi sanitari territoriali non è sostenibile»

Per l’Istituto superiore di Sanità non è più possibile tracciare in modo completo le catene di trasmissione e il carico di lavoro sui servizi sanitari territoriali comincia a non essere più sostenibile. Con un indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici a 1,50 – sottolinea il report – cominciano ad arrivare «segnali di allerta della resilienza dei servizi territoriali in tutte le Regioni/PA».

7.625 focolai attivi

Sono in totale 7.625 i focolai attivi, di cui 1.286 nuovi. Degno di nota è il fatto che per la prima volta in undici settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai (nel monitoraggio della scorsa settimana erano stati segnalati 4.913 focolai attivi di cui 1.749 nuovi). Un trend non positivo, dal momento che il contagio sembra essere sempre più generalizzato e non tracciabile poiché non circostritto a determinati cluster.

«Questa diminuzione è probabilmente dovuta al forte aumento di casi – si legge nel monitoraggio – per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico. Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (106/107). La maggior parte di questi focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare (81,7%) che al momento rappresenta un contesto di amplificazione della circolazione virale e non il reale motore dell’epidemia».

«Aumentano i focolai nelle scuole: sono il 3,5% del totale»

Nel corso dell’ultima settimana analizzata dall’Iss e dal ministero della Salute è emerso che sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico, anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione). Appare dunque evidente che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione nei casi in cui non vengano rispettati i protocolli anticovid per difendersi dal rischio di infezione.

Il documento integrale del monitoraggio settimanale dell’Iss

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