«Noi restiamo aperti». Dai bar alle palestre, quelli che sfidano il Dpcm

Cresce il fronte degli esercenti che non chiuderanno, nonostante le disposizioni del governo. «Le multe? Non le pagheremo»

«Resterò aperto. Non chiuderò il mio bar alle 18. Se dovessero intervenire le forze dell’ordine? Nessun problema, tanto multe non ne pago». Lui è Paolo D’Amato, proprietario di un bar a Ramacca, in Sicilia, che ha lanciato un appello alla «disobbedienza civile», a non rispettare le disposizioni dell’ultimo Dpcm anti-Coronavirus. Ma non è il solo. Antonio Mosticchio, che ha un cinema a Taviano, nel Leccese, si è già «autodenunciato in Questura»: «Aprirò le mie sale aspettando l’intervento delle autorità. Venite a chiudere il mio cinema, vi aspetto, così poi potrò impugnare il provvedimento al Tar». Sulla stessa linea Maria Antionetta Pellanda, che ha una palestra, “Area 51 Fitness & Bodybuilding”, nel Ferrarese: «Lo Stato mi ha sfidata, io non cedo di un millimetro e non intendo chiudere. In caso, cosa fanno? Mi arrestano? Le multe, invece, non le pagherò».


Un clima incandescente

Il nuovo Dpcm prevede la chiusura di tutti i locali alle 18 e lo stop a palestre, piscine, centri benessere e termali oltre a cinema e teatri (salvi soltanto i musei). Il malcontento è diffuso. Il primo “campanello” d’allarme per il governo sono state le proteste a Napoli e a Roma, ma anche a Siracusa e Catania ieri sera. Al netto degli episodi di violenza, sono tanti gli esercenti scesi in piazza perché impauriti dalle conseguenze economiche dell’ultimo Dpcm. Un secondo lockdown, dicono, sarebbe insostenibile.

«Siamo stati abbandonati dallo Stato»

«Stanno massacrando il tessuto sociale, c’è tensione. Io, ad esempio, ho una famiglia, quattro figli e non posso di certo sperare negli aiuti di Stato. Nella prima ondata ho ricevuto 1.200 euro in tutto. Adesso? Quando vedremo questi contributi promessi? E soprattutto a quanto ammontano? Ci sentiamo abbandonati dallo Stato e rischiamo di morire di paura» ha spiegato Paolo D’Amato, proprietario di un bar, a Open. Per Antonio Mosticchio «questo è un provvedimento illegittimo visto che non c’è un’evidenza scientifica che dica che i cinema siano luoghi in cui ci si infetta». In questi mesi Antonio – che ha perso circa 60mila euro di fatturato – si è adeguato alle disposizioni anti-Covid portando, ad esempio, il totale di posti a sedere da 1.000 a 300. «Dopo che abbiamo sanificato tutto, ci dicono che dobbiamo chiudere? Basta, ci stanno massacrando. Io sono già “morto”» ci dice.

«Vengano pure ad arrestarmi»

Non va meglio nelle palestre. Nel Ferrarese, Maria Antonietta Pellanda parla mentre è al lavoro: «Abbiamo aperto alle 9 e chiudiamo alle 21, per me nulla cambia. Vengano pure a controllarmi, a multarmi, io non chiudo. Non posso farci nulla, ho rispettato i precedenti Dpcm e ora non mi possono dire, così, senza preavviso, di chiudere di nuovo». Maria Antonietta parla di «un’umiliazione» e dice che è persino aumentata la richiesta di iscrizione nella sua palestra: «D’ora in poi non risponderò più al telefono, devo mettere un freno. Mi mettono le manette? Mi arrestano? Se mi multano, non pago».

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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