Coronavirus, Speranza riconosce i problemi del tracciamento: «Con numeri così alti è difficile, l’unica soluzione è diradare le relazioni»

«Se la curva sale ancora il nostro sistema sanitario andrà davvero in crisi». Poi lo sfogo: «Quando abbiamo chiesto la proroga dello stato di emergenza ci hanno accusati di dittatura sanitaria, ci hanno detto che stavamo esagerando»

«La situazione è seria e non può essere sottovalutata». Così il ministro della Salute Roberto Speranza, ospite a Di Martedì su La7, giustifica la decisione del governo di imporre misure severe. Al contempo evidenzia gli sforzi dell’esecutivo a fronte della richiesta di sacrifici alle categorie colpite dai provvedimenti: «Il governo ha fatto una scelta secca: 5 miliardi di euro in aiuti. Senza misure ferme – ha proseguito Speranza – la curva non torna sotto controllo, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti».


Secondo il ministro, l’Italia è più forte e preparata per affrontare questa nuova crisi sanitaria causata dalla seconda ondata di Coronavirus. Rispetto a marzo, fa notare, sono state assunte nel sistema sanitario nazionale 36 mila nuove figure. Quanto ai posti letto in terapia intensiva, Speranza ha fatto presente che si sta ricorrendo a quelli costruiti negli ultimi mesi per coprire il fabbisogno necessario.

Per quanto riguarda il tracciamento dei contagi, il titolare della Salute riconosce i problemi attuali dovuti a «numeri troppo alti» da riuscire a gestire. Per queste ragioni «abbiamo bisogno di diradare le relazioni tra le persone e di fare in modo che ciò che non consideriamo essenziale possa essere rimandato. Quando è possibile – dice Speranza – restare a casa ed evitare spostamenti. L’alternativa è vedere la curva che sale ancora e il nostro sistema sanitario nazionale che andrà davvero in crisi».

Poi il ministro si è lasciato andare a uno sfogo: «Noi siamo stati in Parlamento a luglio a spiegare che bisognava prorogare lo stato di emergenza e in tanti ci hanno accusati di dittatura sanitaria, ci hanno detto che stavamo esagerando». «Ma – ha proseguito – oggi il paese è più forte, a marzo cercavamo mascherine e oggi abbiamo una produzione autonoma che può arrivare a 30 milioni al giorno, però nessuno ha la bacchetta magica». Il ministro ha poi ribadito quanto necessario sia ridurre la curva: «Ognuno di noi deve fare uno sforzo per ridurre il numero di persone che ogni giorno incrocia – ha concluso – perchè ogni volta c’è il rischio di aumentare le dimensioni del contagio».

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