«Il Dpcm ha distrutto il nostro sogno». Chiude il ristorante dove lavoravano 14 ragazzi con la sindrome di down

La prima batosta con il lockdown di marzo: da 3.000 a 400 coperti al mese, un calo del 70% del fatturato. Ora la serrata alle 18 che, per loro, aperti solo a cena, significa chiusura forzata

Le loro specialità sono la gricia, l’immancabile cacio e pepe ma anche la pizza con fiori di zucca e mozzarella di bufala oltre a quella con carciofi e guanciale. Da lunedì sera, però, Ettore, Simone, Federico (solo per citarne alcuni), tutti ragazzi con la sindrome di down, lavoratori instancabili, non potranno più preparare le loro squisite cene. “La Locanda dei Girasoli”, il ristorante-pizzeria al Quadraro, a Roma, ha abbassato le saracinesche. Dopo 20 anni. Tutta colpa del Coronavirus. «Eravamo aperti solo a cena, con l’ultimo Dpcm non è più possibile. Quindi chiudiamo anche se io non vedo il motivo di misure di questo tipo. Nessuno dice che ci siano stati dei focolai nei locali. Questa è una presa in giro», ci ha spiegato Enzo Rimicci, presidente della Locanda.


FACEBOOK | Uno degli chef in cucina

In realtà il ristorante era andato in crisi già da tempo. Dal lockdown di marzo. In tutto ci lavoravano 21 persone di cui 14 ragazzi con sindrome di down tra i 27 e i 45 anni, con le mansioni di aiuto cuochi, pizzaioli, capo sala e camerieri. Poi la delusione al rientro dal periodo di chiusura forzata: «I nostri clienti, a causa del Covid, uscivano meno, volevano spendere meno e così abbiamo avuto un crollo. Siamo passati, anche a causa del distanziamento sociale da rispettare, da 3.000 coperti al mese a 400. Un calo del 70% del fatturato. E il ristoro ottenuto dal governo è stato di 8mila euro in quasi tre mesi».

FACEBOOK | L’annuncio della chiusura della Locanda

Un sogno, quella della “Locanda dei Girasoli”, nata per promuovere l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di down, che dava speranza a tante famiglie, le stesse che adesso non sanno a chi rivolgersi. Da quando il ristorante ha chiuso, i ragazzi sono rimasti a casa, non possono più andare al teatro né lavorare. Continueremo a vederci su Zoom, organizzando giochi e persino sessioni di ginnastica». Ma non è la stessa cosa anche perché i ragazzi «hanno bisogno del contatto». Un contatto fisico che, in questo momento, causa distanziamento sociale, è bandito.

locanda dei girasoli
FACEBOOK | Alcuni ragazzi della Locanda

«Adesso tutti ci chiedono “e adesso che facciamo?” e noi non sappiamo cosa rispondere. Stavolta non so cosa succederà nei prossimi mesi, se ce la faremo, se riapriremo. Io mi attiverò in tutti i modi, farò il possibile, lo giuro».

Foto in copertina: FACEBOOK/LA LOCANDA DEI GIRASOLI

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