Proteste in Bielorussia contro Lukashenko, spari e granate a Minsk per disperdere i manifestanti – Il video

Si tratta della 12esima settimana di proteste dalle elezioni farsa di agosto. Decine di migliaia di persone sarebbero scese in piazza e più di 240 sarebbero state arrestate

Ennesima domenica di proteste in Bielorussia, la 12esima dalle elezioni farsa di agosto che hanno riconfermato Aleksander Lukashenko al potere, ed ennesimo giorno di repressione brutale da parte delle forze di polizia del paese. A Minsk, la capitale, la polizia avrebbe disperso diversi manifestanti che stavano marciando nel centro verso un luogo simbolico per l’opposizione, un campo non lontano dal sito di Kuropaty, un’area a nord-est della capitale, dove migliaia di persone sono state giustiziate durante le repressioni staliniste. Sono stati sentiti sia colpi di arma da fuoco, sia granate. La polizia ha ammesso che gli agenti hanno sparato diversi colpi di avvertimento in aria durante la manifestazione a Minsk «per prevenire violazioni della legge», ma hanno affermato che sono state utilizzate «armi non letali».


Il quotidiano bielorusso Nasha Niva riferisce che i manifestanti a Minsk erano decine di migliaia, mentre il gruppo per i diritti umani Viasna stima che il totale sia 20.000. Su Telegram circolavano video e foto – alcune dei quali sono stati condivisi sui social media – che mostravano le strade fiancheggiate da persone in uniforme in tenuta antisommossa. Secondo Viasna sarebbero più di 240 gli arresti, compresi i giornalisti sul posto.

Veicoli blindati equipaggiati con mitragliatrici sono stati visti a Minsk per la prima volta in quasi tre mesi di proteste, insieme a veicoli con cannoni ad acqua e altre attrezzature antisommossa. Diverse stazioni della metropolitana erano state chiuse e anche la rete internet era stata disattivata. Il ministero dell’Interno bielorusso ha minacciato di usare armi da fuoco contro i partecipanti alla manifestazione «se necessario».

Oggi la leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, in un’intervista al Financial Times, si è rivolta nuovamente all’Unione europea, chiedendo di rafforzare ulteriormente le sanzioni adottate nei confronti del regime di Lukashenko, estendendole anche alle aziende e alle persone che lo sostengono direttamente.

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