La prima vaccinata italiana: è un’infermiera di 30 anni (che vive a Londra)

Si chiama Elena Baraldi e lavora in un pronto soccorso della capitale inglese: «Sto bene e non ho effetti collaterali, ma a Natale non torno in Italia»

È un’infermiera di trent’anni la prima cittadina italiana ad aver fatto il vaccino contro il Coronavirus. Si chiama Elena Baraldi, professionista originaria di Modena cha da circa 6 anni vive a Londra, in Inghilterra. Il Regno Unito ha dato l’ok alla distribuzione del vaccino Pfizer/Biontech lo scorso 2 dicembre e nel territorio è iniziata una campagna di somministrazione tra i gli anziani e i lavoratori più esposti, come i sanitari. «Sto benissimo, per ora nessun effetto collaterale a parte il braccio un pochino indolenzito», ha raccontato Baraldi a Il Resto del Carlino. Infermiera al pronto soccorso del Croydon University Hospital di Londra, lavora in prima linea sui codici rossi.


«Mi occupo delle ventilazioni e dei caschi», ha spiegato. «Rientravo nella categoria degli operatori ad alto rischio occupazionale. Non ho avuto dubbi e sono contenta di essermi vaccinata, sia per proteggere me stessa sia per non diventare un veicolo di contagio verso pazienti, amici e familiari». Come molti altri expat, anche Baraldi ha passato la maggior parte del 2020 lontana dalla sua famiglia. Ora, nonostante il vaccino, dovrà rinunciare anche al Natale a casa, perché l’emergenza sanitaria ha bisogno di tutte le braccia del National Healt Service all’opera. «Non credo che a Natale riuscirò a tornare a casa – ha detto -. La mia città mi manca molto, so che anche lì la situazione è drammatica e i miei colleghi stanno facendo l’impossibile».

Sul lungo periodo, l’infermiera ha intenzione di rimanere a lavorare in Inghilterra, perché a Londra la sua professione «è rispettata e adeguatamente retribuita». «Ho diritti che in Italia mi sognerei», ha detto. «Non avrei mai pensato di lasciare il mio Paese. Quando parlo con i miei colleghi italiani, di Modena, mi raccontano di come, malgrado stiano rischiando la vita, spesso non venga riconosciuta la loro professionalità. E questo mi dispiace».

Foto di copertina: EPA/Jacob King

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