Un video vi ha convinto ad abbandonare WhastApp e passare a Signal? Attenti! È stato tagliato ad arte

Il video originale dura 29 minuti, ma sui social viene condiviso solo una parte di 9 minuti e mezzo escludendo ciò che vi interessa veramente, almeno in Europa

Riceviamo una richiesta di verifica al numero Whatsapp +393518091911 in merito a un video dove si invita ad abbandonare l’App in favore della «concorrente» Signal. Il motivo? Dal prossimo 8 febbraio Whatsapp, di proprietà Facebook, cambierà i propri termini sulla privacy e le notizie diffuse in merito hanno scatenato un allarmismo eccessivo.

Il video viene condiviso sia via Whatsapp che attraverso altre piattaforme video come Youtube, ma in canali che non sono quelli dell’autore. Il video, però, non è completo e bisognerebbe vedere la seconda parte dove si scopre un «piccolo problema».

Per chi ha fretta

  • Il video diffuso online è solo la parte iniziale di quello originale.
  • Il video originale dura 29 minuti e alla fine spiega la situazione che interessa a noi europei.
  • La parte diffusa sui social non riguarda il quadro normativo europeo, dove siamo protetti dal GDPR.
  • In sintesi: tanto rumore per nulla!

Analisi

Il video segnalato è stato pubblicato sul canale Youtube Free Enry, dura 9 minuti e mezzo e si intitola «Abbandonare WhatsApp e passare a Signal».

Tutto nasce dall’avviso di Elon Musk rivolto ai suoi amici e fan di abbandonare WhatsApp in favore di Signal a seguito delle recenti novità. Quali sarebbero? Ecco ciò che riporta l’autore del video:

In effetti, quello che succederà dall’otto di febbraio se voi avete WhatsApp e non abbandonerete WhatsApp di fatto cederete tutte le vostre informazioni personali a Facebook, e Facebook le potrà trasferire a qualsiasi entità pubblica, privata, governi, agenzie delle entrate, fate voi [ride] è semplicemente una questione di immaginazione pensare dove finiranno questi dati.

Ben 261 mila visualizzazioni dal 9 gennaio 2021, giorno in cui è stato pubblicato, ma l’autore è un’altra persona così come il suo canale Youtube è un altro: Roberto Mazzoni.

Roberto Mazzoni è un giornalista che si occupa di informatica e vive negli Stati Uniti dal 2008, come riporta sulla descrizione presente nel suo canale Youtube. Questa informazione ci servirà per scoprire il problema del video e di un’ulteriore informazione presente nello stesso.

Il video non risulta oggi tra quelli in elenco sul suo canale. L’ultimo pubblicato in elenco risale a una settimana fa, precisamente al 3 gennaio 2021:

Per trovare l’originale è servita un po’ di conoscenza informatica, a partire dalle API di Twitter. Il video era stato inizialmente pubblicato il 9 gennaio 2021 e la conferma è nel tweet pubblicato quel giorno dall’account dell’autore, che ha successivamente rimosso. Questa informazione viene ottenuta attraverso i dati contenuti in un tweet dell’utente @alessanprudente, del 10 gennaio mattina ora italiana, in risposta a quello avente ID 1348098070278496256.

Evidenziato in verde il tweet dell’utente che risponde all’autore del video. Evidenziato in rosso i dati relativi al tweet dell’autore, poi rimosso.

Grazie a Web.Archive.org e l’ID è possibile recuperare il tweet rimosso dall’autore del video dove, nel codice HTML, troviamo un link alla piattaforma Rumble avente la seguente scritta nello stesso url: «perch-abbandonare-whatsapp-e-passare-a-signal».

Grazie a queste informazioni è stato possibile trovare il video, pubblicato su Rumble il 10 gennaio 2021, nella sua versione completa di 29 minuti. Nel titolo è riportato con chiarezza che è stato pubblicato nuovamente a seguito di qualche problema a noi sconosciuto: «9-1-2021 Perché abbandonare WhatsApp e passare a Signal – MN #75A – ripubblicato».

Il video su YouTube sfuma nel finale per concludersi al minuto 9:30, mentre nel video su Rumble l’autore continua a parlare, senza interruzioni, presentando Signal confrontandolo con Whatsapp. C’è stato un taglio evidente e intenzionale da parte di qualcuno, escludendo una parte fondamentale. Bisogna saltare verso il minuto 26:42 dove per correttezza l’autore riporta una doverosa precisazione:

Per correttezza devo citare una precisazione che l’azienda, che Facebook ha fatto per l’Europa in cui dice «Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea (incluso il Regno Unito) derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy. Non condividiamo i dati degli utenti dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità», questo secondo il portavoce di WhatsApp.

L’autore, Roberto Mazzoni, riporta come fonti per lo più articoli di siti americani e si potrebbe intuire che la parte iniziale del video – quella diffusa sui social – riguardi per lo più ciò che è venuto a conoscenza dal mondo dell’informazione degli Stati Uniti:

  • Articolo dell’otto gennaio di CNBC.
  • Articolo del 6 gennaio di Fastcompany.com.
  • Articolo dell’otto gennaio di Republicworld.com.

Unica eccezione è un articolo in italiano dell’otto gennaio di Everyeye.it dove viene riportata la nota di Whatsapp riguardo la situazione europea e il GDPR:

Nel Vecchio Continente infatti è in vigore il GDPR, e per questo motivo non è stata apportata alcuna modifica alle modalità di condivisione dei dati con Facebook.

“Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea, incluso il Regno Unito, derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy. Non condividiamo i dati degli utenti dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità” ha affermato un portavoce di Whatsapp in una dichiarazione raccolta dall’ANSA, a cui ha spiegato che l’aggiornamento dei termini di servizio che è stato proposto qualche giorno fa agli utenti riguarda le aziende che usano Whatsapp Business, a cui è stata data la possibilità di usare i servizi di Facebook per la gestione delle conversazioni con i clienti.

Rassicurazioni arrivano anche da Niamth Sweeny. Director of Policy for Whatsapp, che su Twitter ha voluto chiarire che “Facebook non usa le informazioni del tuo account WhatsApp per migliorare le tue esperienze con i prodotti di Facebook. Qualora in futuro decidessimo di condividere tali dati con le aziende di Facebook per questo scopo, lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la commissione per la protezione dei dati irlandese”.

L’autore del video invita ugualmente a fare attenzione e lascia la decisione se lasciare o meno WhatsApp a chi lo ascolta. Riporta giustamente che se Facebook violasse le normative europee riceverebbe una multa, ma non risulta essere una multa qualsiasi per i gruppi di impresa: a seconda del tipo di violazione abbiamo fino al 2% o il 4% «del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore» (art. 83 del Regolamento generale sulla protezione dei dati, UE/2016/679). Non stiamo parlando di spiccioli e non potrebbe finire li.

Utenti esperti in ambito informatico e di privacy hanno citato un thread su Twitter di Enrico Ferraris, avvocato ed esperto di Data protection e Information security, pubblicato alle ore 16:36 l’otto gennaio 2021. Ecco il testo completo che torna utile a comprendere la situazione e perché si tratta per lo più di «tanto rumore per nulla»:

Whatsapp Privacy Policy

Visto che tutti ne parlano, ma pochi (?) l’hanno letta, l’ho fatto io. Cosa ne sarà dei nostri dati?

DISCLAIMER: per verificare che quanto dichiarato corrisponde alla realtà servirebbe un audit indipendente.

TL;DR: tanto rumore per nulla.

Nei giorni scorsi gli utenti Whatsapp hanno iniziato a ricevere una notifica che segnala l’entrata in vigore (dal 8/02) dei nuovi termini di servizio e della nuova privacy policy. Nelle ultime 24 ore sono uscite decine di articoli allarmanti e spesso imprecisi.

Il concetto che è passato, sostanzialmente, è:

“Facebook potrà accedere a tutti i dati – entro l’8 febbraio gli utenti dovranno accettare la condivisione delle informazioni con il social network o smettere di usare l’app” (La Stampa).

Ma è proprio così?

La nuova privacy policy per gli utenti europei sostituisce quella pubblicata pochi giorni prima dell’applicabilità del GDPR. Ho provato a formattare i 2 testi in maniera più coerente possibile per confrontarli. Le differenze potete vederle voi stessi: diffchecker.com/qXIa6Z30

È più lunga. È più chiara su alcuni punti. Include chiaramente i metadata. Ha una chicca sui dati di chi non usa il servizio. Ma sostanzialmente non cambia niente nella condivisione (che già c’era) dei dati con le altre società del gruppo Facebook. Niente.

Sulla pagina “How we work with the Facebook Companies” è specificato che, a seguito di un confronto con l’Autorità Garante irlandese DPC, i dati condivisi con Facebook non sono utilizzati per migliorare l’esperienza utente sul social network.

La cosa buffa è che prima del GDPR la privacy policy prevedeva espressamente la possibilità che Facebook e le altre società utilizzassero le informazioni condivise da Whatsapp per mostrare suggerimenti di amicizia, contenuti rilevanti e pubblicità.

Quindi? Tanto rumore per nulla. Whatsapp condivide dati con le altre società del gruppo almeno dal 2016. Dal 2018/2019 (non ho individuato esattamente il momento) i dati raccolti su Whatsapp non sono più utilizzati per migliorare l’esperienza utente su Facebook.

Quanto sopra non vuole essere né un’analisi legale della privacy policy di Whatsapp né un endorsement della piattaforma. Anzi, sono a favore dell’utilizzo di piattaforme come @signalapp , che uso con soddisfazione. Per ora ringraziamo il GDPR ed evitiamo cacce alle streghe.

Il gestore del canale Youtube FREE ENRY ha pubblicato il 10 gennaio 2021, il giorno dopo, la seconda parte del video con il titolo «Abbandonare WhatsApp e passare a Signal.2 parte» ottenendo appena 1.440 visualizzazioni.

Qui possiamo vedere che i due video sono stati pubblicati nel canale in due momenti molto distanti tra di loro:

Nello screenshot la prima parte è stata pubblicata «1 giorno fa», la seconda «22 ore fa».

Conclusioni

Se avete pensato di abbandonare WhatsApp a causa del video di 9 minuti e mezzo condiviso via WhatsApp (e non solo), e vivete in Europa, sappiate che siete stati ingannati non dall’autore del video, ma da chi lo ha diffuso tagliato negandovi le informazioni più importanti che vi riguardavano!

La sintesi è quella riportata dallo stesso Enrico Ferraris in questa frase: «Quindi? Tanto rumore per nulla». Se la nostra privacy viene difesa è grazie a una normativa europea nota comodamente con il nome di GDPR che Facebook e qualunque azienda operante nell’Unione è tenuta a rispettare per evitare una multa molto salata.

L’informazione riguardo la situazione europea andava data a inizio del video, non alla fine al minuto 26:42 permettendo di fatto ad altri di tagliare il contenuto con l’obiettivo di disinformare gli utenti.

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