Crisi di governo in Olanda. Si dimette il governo di Mark Rutte

di Riccardo Liberatore

A circa due mesi dalle elezioni, il governo è stato travolto da un vecchio scandalo che riguarda i sussidi per l’infanzia

È stato uno dei rigoristi che nei mesi estivi della trattativa sul Recovery Fund (oggi Next Generation Eu), voleva tenere ai minimi i sussidi europei per i Paesi più in difficoltà, tra cui l’Italia. Adesso è Mark Rutte ad essere nei guai: il suo governo è stato travolto da un vecchio scandalo che riguarda i sussidi per le famiglie, che ha costretto il primo ministro dei Paesi bassi e i suoi ministri alle dimissioni. La decisione è arrivata al termine di una riunione tra i leader dei partiti della maggioranza, ovvero i liberali del Vvd – il partito popolare per la libertà e la democrazia di Mark Rutte -, i democristiani del Cda, l’Unione Cristiana e i democratici del partito D66.


Non è detto che dopo le dimissioni del Governo – che adesso Rutte dovrà consegnare al Re – si andrà automaticamente ad elezioni anticipate in considerazione del fatto che le elezioni legislative sono previste per il prossimo 17 marzo, ma anche data l’attuale situazione pandemica. I Paesi bassi si trovano attualmente in lockdown e nei giorni scorsi il Governo stava valutando l’introduzione di nuove misure restrittive. Rutte – che ha già guidato tre governi dal 2010 – è attualmente avanti nei sondaggi e potrebbe tornare a guidare il Paese dopo le elezioni di marzo.

Lo scandalo che ha fatto cadere il governo

La pressione sul Governo è aumentata ieri con le dimissioni del leader del Partito laburista (PvdA) all’opposizione, l’ex ministro degli Affari sociali, Lodewijk Asscher in passato anche viceministro di Rutte dal 2012 al 2017. Proprio in quegli anni lo Stato aveva perseguito erroneamente e in maniera molto aggressiva circa 20 mila famiglie, molte delle quali di origine straniera, che ricevevano i sussidi mensili, accusandole di frode per alcune inezie burocratiche. Tanto che l’anno scorso l’agenzia delle entrate aveva ammesso che circa 11 mila persone erano state sottoposte a controlli più stringenti semplicemente perché avevano la doppia nazionalità.

Molte delle famiglie si sono indebitate per ripagare i sussidi ingiustamente sottratti. Adesso gli dovrebbe essere corrisposto un risarcimento di almeno 30.000 euro ciascuno, ma molti sostengono che non sia sufficiente. Negli ultimi giorni un gruppo di famiglie coinvolte aveva fatto causa allo Stato, citando cinque politici, fra cui l’attuale ministro delle Finanze Wopke Hoekstra per il suo ruolo nella vicenda. Le accuse avrebbero accelerato la crisi di governo, portando quindi alle dimissioni dell’esecutivo. In settimana diversi partiti della coalizione avevano già lasciato intendere che lo scandalo avrebbe avuto conseguenze politiche.

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