Per gli Usa la persecuzione degli uiguri è un «genocidio». Pompeo: «La Cina ha commesso crimini contro l’umanità»

di Cristin Cappelletti

La minoranza turcofona che vive nella regione autonoma dello Xinjiang è sottoposta da anni a una dura repressione. «Stiamo assistendo al sistematico tentativo di distruggere gli uiguri», ha affermato il segretario di Stato

Nel suo ultimo giorno in carica, e a poco più di 24 ore dalla fine della presidenza Trump, il segretario di stato americano Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti considerano «un genocidio» la repressione perpetuata contro la popolazione uigura in Cina. «Stiamo assistendo al sistematico tentativo di distruggere gli uiguri», ha affermato il segretario di Stato, Mike Pompeo, in questo ultimo schiaffo a Pechino.


«Dopo un attento esame dei fatti disponibili, ho determinato che, a partire almeno da marzo 2017, la repubblica popolare cinese, sotto il controllo del partito comunista cinese, ha commesso crimini contro l’umanità prevalentemente nei confronti della minoranza uigura e di altre minoranze etniche e religiose che vivono nello Xinjiang», ha detto il segretario di Stato, aggiungendo che il partito comunista cinese ha anche commesso un genocidio.

Da anni, la regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, porta avanti una dura repressione contro la minoranza uigura. Pechino ha messo in piedi uno stato di polizia e di controllo che è andato a intensificarsi. Dal 2017, sarebbero almeno 2 milioni – secondo diversi media – gli uiguri deportati in campi di detenzione. Luoghi che Pechino definisce “campi di rieducazione” dove i membri della minoranza turcofona e a maggioranza musulmana vengono sottoposti a torture, abusi e stupri. Nel tentativo di cancellare la cultura e la popolazione uigura, il governo avrebbe obbligato migliaia di donne a farsi sterilizzare e a portare a termine aborti.

Nel nome della «guerra globale al terrore», iniziata nel 2001 dall’amministrazione Bush, e con il pretesto della lotta al terrorismo islamico, il governo cinese ha represso la minoranza musulmana limitandone anche la libertà religiosa, e reprimendo le pratiche comuni dell’Islam. Gli uomini sono stati costretti a tagliarsi la barba, a bere alcol, mentre alle donne è stato impedito di indossare il velo.

Nonostante gli Stati Uniti siano il primo paese a definire la persecuzione degli uiguri un genocidio, la scorsa settimana, anche il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha denunciato le “barbarie” cinesi nello Xinjiang e ha annunciato pesanti sanzioni per le aziende la cui produzione sia in qualche modo collegata al lavoro forzato di cui è vittima la minoranza uigura. Di recente, l’Ue ha approvato la legge europea Magnitsky che semplifica l’imposizione di sanzioni a chi viola i diritti umani. Tuttavia, «il nostro approccio con la Cina è pragmatico, ma è basato sui principi», ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell intervenendo a un dibattito alla plenaria del Parlamento europeo, continuano così a sostenere il rapporto di collaborazione tra Bruxelles e Pechino.

Foto copertina: proteste a Hong Kong contro la persecuzione degli uiguri, 22 December 2019 | EPA/JEROME FAVRE

Leggi anche:

Cristin Cappelletti