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La Disney gira «Mulan» vicino ai campi di internamento per uiguri e nei titoli di coda ringrazia la Cina

09 Settembre 2020 - 16:26 Cristin Cappelletti
«Questo film è stato realizzato con l'assistenza della polizia cinese mentre allo stesso tempo questa stessa polizia commetteva crimini contro la popolazione», ha detto un attivista uiguro in esilio a Washington
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La valle di Tuyuk, il deserto di Mingsha Shan. Sono solo alcune delle località dove la Disney ha girato il film Mulan, disponibile sulla piattaforma plus dal 4 settembre. Le zone si trovano nella Regione autonoma dello Xinjinag, nella Cina nord-occidentale. Nulla di strano se non fosse che da anni la popolazione della Regione è al centro di una dura repressione da parte di Pechino.

Abitate in maggioranza dall’etnia uigura, una popolazione di lingua turcofona e di religione musulmana, nelle località scelte dalla Disney sono presenti campi di internamento dove milioni di uiguri sono stati rinchiusi e sottoposti ad abusi e torture.

Nei titoli di coda, il ringraziamento dell’azienda americana alla Cina per aver permesso le riprese ha scatenato una bufera social e fatto piovere dure critiche sulla Casa di Topolino. Da mesi ormai la comunità internazionale ha chiesto alla Cina di mettere fine alle persecuzioni della popolazione uigura, sottoposta a un genocidio culturale e privata dei diritti più basilari.

«Questo film – ha spiegato Tahir Imin, attivista uiguro esiliato a Washington – è stato realizzato con l’assistenza della polizia cinese mentre allo stesso tempo questa stessa polizia commetteva crimini contro la popolazione uiguri a Turpan». Il ricercatore indipendente Adrian Zenz fa notare come la località di Turpan, le cui autorità sono state ringraziate nei titoli di coda, è la prima da aver avuto casi documentati di campi di “rieducazione” contro i cittadini uiguri.

Sui social è cosi partito l’hashtag #BoycottMulan (Boicottare Mulan), mentre dalla Disney non ci sono ancora state risposte o commenti. Il film era già finito al centro di pesanti critiche qualche mese fa, dopo che la protagonista, l’attrice Liu Yifei, aveva appoggiato Pechino nella repressione delle proteste a Hong Kong.

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