L’hantavirus e il rischio pandemia: «Ecco perché non è come Covid-19»

I paesi di tutto il mondo cercano di prevenire il contagio del ceppo andino dell’hantavirus dopo il focolaio scoppiato sulla Mv Hondius. Si cerca di ricostruire la catena del contagio rintracciando le persone sbarcate prima che il virus venisse rilevato e chiunque avesse avuto contatti ravvicinati con loro. Per ora sono cinque le persone risultate positive al virus: altri tre casi sono sospetti secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. I morti rimangono tre: una coppia olandese e un cittadino tedesco.
Secondo gli esperti il focolaio potrebbe allargarsi. Perché l’incubazione (dal contagio alla comparsa dei sintomi) può durare da una a sei-otto settimane. Ma secondo Drew Weissman, l’immunologo che ha vinto il Premio Nobel per la Medicina nel 2023, «l’hantavirus si trasmette tra uomini ma non si diffonde velocemente come il Covid. Sono casi sporadici, da monitorare, ma non siamo sull’orlo di una nuova pandemia. Anche se di nuove pandemie ce ne saranno di sicuro, in futuro».
L’Hantavirus e il rischio pandemia
Tutti i passeggeri sbarcati a Sant’Elena, nell’Oceano Atlantico meridionale, dove la nave ha fatto scalo il 24 aprile, sono stati contattati, ha affermato l’operatore della nave. Tra questi, persone provenienti da almeno 12 paesi, tra cui sette cittadini britannici e sei statunitensi. Il primo caso confermato di hantavirus in questo focolaio risale ai primi di maggio. «Questo non è coronavirus, è un virus molto diverso», ha dichiarato Maria Van Kerkhove, direttrice dell’OMS per la gestione delle epidemie e delle pandemie, in una conferenza stampa. L’Oms ha affermato di star lavorando a «linee guida passo passo per quando le decine di passeggeri rimasti a bordo della nave, diretta alle Isole Canarie, arriveranno lì sabato o domenica, e quando sbarcheranno e torneranno a casa. Nessuno di questi passeggeri presenta attualmente sintomi».
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La catena del contagio
Il CDC statunitense ha classificato l’epidemia come un’emergenza di “livello 3”, secondo quanto riportato da ABC News. Il Dipartimento della Salute Pubblica della Georgia ha dichiarato che sta monitorando due residenti asintomatici rientrati a casa dopo essere sbarcati dalla nave da crociera. Il Dipartimento dei Servizi Sanitari dell’Arizona ha detto che sta seguendo un residente, anch’egli a bordo della nave, che non presentava sintomi. Secondo il New York Times, la California stava monitorando diversi residenti che erano stati a bordo della nave. Le autorità del Texas hanno dichiarato che due residenti, passeggeri della nave, erano rientrati negli Stati Uniti prima dello scoppio dell’epidemia.
Il tracciamento dei contatti
Un cittadino francese è stato in contatto con una persona che si era ammalata, ma non presentava sintomi, hanno dichiarato i funzionari. Singapore ha isolato e sta testando due residenti che erano a bordo, ha dichiarato l’Agenzia per le Malattie Infettive (CDA). La coppia olandese deceduta, che si ritiene sia il primo caso di hantavirus di questa epidemia, si era imbarcata il primo aprile. La compagnia aerea olandese KLM ha dichiarato di aver fatto scendere la donna olandese da un aereo a Johannesburg il 25 aprile a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. È morta prima di poter raggiungere i Paesi Bassi. Secondo l’emittente RTL, un’assistente di volo della KLM che era stata in contatto con lei è stata ricoverata in un ospedale di Amsterdam dopo aver mostrato possibili sintomi di hantavirus.
L’Europa
La clinica universitaria di Düsseldorf, che ha in cura l’evacuata tedesca, ha affermato che non si tratta di un caso confermato, ma piuttosto di un contatto, e che è sottoposta a test. In Svizzera, un uomo che ha viaggiato sulla nave da crociera ed è stato ricoverato in ospedale è risultato positivo all’infezione, hanno detto i funzionari. Un cittadino danese che era a bordo della Hondius è tornato a casa ed è stato consigliato di autoisolarsi per precauzione, hanno detto le autorità sanitarie danesi.
In Canada, i funzionari hanno detto che due canadesi che erano a bordo della nave da crociera sono tornati a casa prima che venisse identificato il focolaio e un altro cittadino canadese si trovava sullo stesso volo di una persona sintomatica. Attualmente tutti e tre sono asintomatici.
Come si diffonde il contagio
Il Corriere della Sera oggi parla con Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità di Microbiologia e diagnostica di immunologia all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. «Nei pazienti deceduti è stato sequenziato il virus Andes, l’unico Hantavirus di cui è stata dimostrata la trasmissione interumana a seguito di contatti ravvicinati e prolungati. Per quel che sappiamo oggi, gli altri hantavirus possono provocare infezione solo tramite il contatto per inalazione con urine, feci o saliva di roditori infetti, più raramente con morsi o graffi», spiega. Il tasso di mortalità è compreso tra l’1% e il 15% in Asia e in Europa (dove gli Hantavirus causano prevalentemente febbre emorragica con sindrome renale) e fino al 50% nel Nord, Centro e Sud America (dove è più frequente la sindrome polmonare da Hantavirus).
L’Europa e l’Italia
Minore patogenicità «In Europa circolano ceppi di hantavirus che molto probabilmente hanno minore patogenicità rispetto a quelli presenti nelle Americhe», aggiunge Perno. «Un Italia, in particolare, non risultano casi di infezione da Hantavirus. Però chi cerca trova e finora questi virus non sono stati cercati in modo continuativo». Ma gli hantavirus, come tutti i virus a Rna, hanno un’elevata capacità di mutazione: «Quando un virus si adatta all’uomo, diventa più infettivo e parte un circolo vizioso: più si diffonde e più facilmente avviene la trasmissione. E non è detto che la mortalità diminuisca con l’aumentare della trasmissibilità. Nel caso dell’influenza, per esempio, la patogenicità (ossia la capacità di dare malattia) non tende a diminuire, pur aumentando il numero di infezioni».
Il Covid
Secondo il professore «il Covid ci ha insegnato molto e abbiamo un piano pandemico, anche se non ancora pienamente operativo. Siamo in una fase di allerta, non di allarme: bisogna osservare se il numero di contagi aumenta rispetto agli standard, caratterizzare il virus e vedere se muta e diventa più aggressivo». Weisman a La Stampa dice che «c’è una differenza però rispetto al Covid: l’Hantavirus non si diffonde così velocemente, anzi, la trasmissione è molto più debole». I vaccini «sono già nei laboratori, solo che ci vogliono nove o dieci mesi perché siano accessibili. Stiamo lavorando su tutti i virus potenzialmente responsabili di pandemie, ma ci vogliono tempi tecnici per mettere queste tecnologie sul mercato. Anche con il Covid li avevamo pronti già da prima».
Le altre pandemie
Ma secondo Weisman ci saranno altre pandemie: «Abbiamo avuto tre pandemie da Coronavirus, e decine da influenza negli ultimi 150 anni. Sono fenomeni naturali per il nostro ambiente. Il problema è che non siamo preparati. Per prevenirle bisogna investire sulla ricerca e questo significa mettere a disposizione fondi. Ma i politici di oggi non pensano al futuro, pensano solo a quello che serve oggi e non investono in questo campo. Per questo non vogliono finanziare ricerche future che possono proteggerci. Per me essere preparati significa avere il vaccino pronto per essere dato alle persone per immunizzarle: è questa la differenza tra prevenire e curare. Ma il governo si è stancato di questo argomento e ha smesso di finanziarci. Nella loro visione, prepararsi significa avere abbastanza mascherine e guanti. Ma aspettare dieci mesi per avere un vaccino (un tempo incredibilmente veloce per la scienza) porta comunque a un crollo economico».

