Cuba, la mancanza di carburante ferma la raccolta rifiuti a L’Avana: la capitale invasa da spazzatura, topi e cattivo odore

Negli ultimi anni la gestione dei rifiuti nella capitale cubana si è progressivamente deteriorata fino a diventare una delle criticità più visibili nella città. A L’Avana, l’accumulo di immondizia nelle strade è ormai parte del paesaggio quotidiano, la raccolta, quando avviene, non riesce a tenere il passo con la produzione quotidiana di rifiuti, e in molte zone il servizio risulta fortemente ridotto rispetto agli standard precedenti. «La situazione rifiuti all’Avana è sempre stata critica da un po’ di anni e adesso, con il blocco sul petrolio e sul combustibile, è peggiorata», racconta Umberto Cerutti che a Cuba lavora per l’associazione AICEC. La crisi si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà energetiche e di approvvigionamento che sta colpendo l’isola, aggravato dalla riduzione delle forniture di carburante e dalle tensioni nei rapporti internazionali che storicamente hanno sostenuto l’economia cubana, anche attraverso partner come il Venezuela.
Servizio di raccolta in forte riduzione
Come sottolinea Umberto, la riduzione del servizio di raccolta ha portato a un accumulo sempre più evidente di rifiuti soprattutto a L’Avana. «Questa è una situazione che riguarda la capitale più di qualsiasi altra città» racconta. Il peggioramento della situazione è legato soprattutto al funzionamento sempre più discontinuo del servizio di raccolta che è diminuito a causa della mancanza di carburante. Si è così ridotta la frequenza dei passaggi è diminuita a causa della carenza di carburante e questo ha fatto sì che sacchi e scarti domestici restino per giorni lungo le strade, spesso in grandi cumuli che si formano agli angoli dei quartieri. Così in molte zone della capitale, i rifiuti restano per giorni o settimane agli angoli delle strade, trasformando interi isolati in punti informali di accumulo.

Incendi dei rifiuti e gestione d’emergenza nelle aree urbane

Umberto descrive anche le conseguenze più immediate di questa situazione quotidiana: «Si vedono pile di rifiuti molto grandi per strada e a volte sono gli stessi residenti che, quando non possono più aspettare, danno fuoco ai rifiuti». In più la presenza costante dei cumuli di immondizia favorisce la proliferazione di topi e mosche, che diventano un problema ricorrente nelle aree più colpite, aggravando ulteriormente le condizioni igieniche (già molto complicate) e la vivibilità urbana. Nelle strade dell’Avana ormai si sente costantemente la puzza di rifiuti, oppure la puzza di bruciato. Bruciare i rifiuti è una risposta d’emergenza più che di una pratica organizzata, che evidenzia l’assenza di continuità nella gestione del servizio e la difficoltà di controllo del fenomeno nelle aree più colpite della città.
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Nuove sanzioni e ulteriore escalation tra USA e Cuba
Il primo maggio il governo statunitense ha annunciato nuove sanzioni nei confronti di Cuba, aumentando così il pacchetto di misure economiche già in vigore. Nel mirino è finito in particolare GAESA, un grande conglomerato economico controllato dalle forze armate cubane che gestisce una parte significativa delle attività del turismo, della finanza e dei flussi di valuta del Paese. Le sanzioni colpiscono anche la sua direttrice Ania Lastres Morera e la società mineraria Moa Nickel, collegata alla canadese Sherritt International. Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, queste misure servono a privare il regime cubano e l’esercito dell’accesso a beni strategici, ma il governo cubano definisce le sanzioni come un «intento genocida contro la nazione cubana» e accusando gli Stati Uniti di portare avanti una politica che finisce per colpire direttamente la popolazione. Questo nuovo irrigidimento delle misure si inserisce in un contesto già segnato da forte crisi economica ed energetica sull’isola, dove la riduzione delle risorse e delle forniture incide direttamente sul funzionamento dei servizi pubblici.

