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L’errore del capitano e il focolaio di hantavirus sulla nave. Un passeggero: «Quando è morto il marito, abbiamo abbracciato tutti la vedova»

10 Maggio 2026 - 09:32 Giovanni Ruggiero
Ruhi Cenet hantavirus
Ruhi Cenet hantavirus
La vacanza da sogno diventata un incubo, la scia di errori commessi dal comandante della nave da crociera Mv Hondius: la denuncia nel racconto del passeggero turco Ruhi Cenet, secondo cui tutti hanno continuato a partecipare ai buffet e condividere il tempo insieme sulla nave, anche dopo il primo decesso
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Sulla MV Hondius, la nave da crociera di lusso partita il 1 aprile dal porto argentino di Ushuaia con quasi 150 persone a bordo, è andato storto dopo che l’hantavirus ha fatto la prima vittima. Quando l’11 aprile è morto un turista olandese di 70 anni, il comandante Jan Dobrogowski ha rassicurato i passeggeri parlando di «cause naturali» e garantendo che il bastimento fosse «sicuro». Una valutazione rivelatasi clamorosamente sbagliata. Il bilancio si è rapidamente aggravato a tre vittime, otto contagiati accertati e oltre 100 passeggeri in quarantena.

Cosa disse il capitano dopo la prima morte a bordo

Le parole del comandante sono state confermate dal passeggero turco Ruhi Cenet, che dall’isolamento in Turchia ha raccontato la sua esperienza sulla nave da crociera al Daily Mail. Il capitano Dobrogowski annunciò ai presenti che il decesso, «per quanto tragico», era riconducibile a cause naturali e che le condizioni pregresse del passeggero, stando al medico di bordo, non erano contagiose. «La nave è sicura», ripeté, promettendo di proseguire il viaggio «in modo sicuro e dignitoso». Quella rassicurazione ha avuto conseguenze pesanti, visto che nei giorni successivi diversi turisti sono sbarcati senza essere informati dei rischi, innescando una caccia globale ai possibili contagiati.

Il racconto di Ruhi Cenet al Daily Mail: «Non eravamo informati»

Cenet, oggi in autoisolamento a Istanbul, ha raccontato a NBC News e al Daily Mail di essere salito a bordo per documentare in vlog un arcipelago remoto del Sud Atlantico. Quella che era cominciata come una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. «Si è scoperto che non eravamo stati informati bene», ha spiegato, sottolineando che il capitano fino a quel momento non aveva mai partecipato ai briefing quotidiani. «Quando ha annunciato che qualcuno era morto, ho avvertito subito qualcosa di strano. È stato spaventoso, perché non eravamo preparati a niente di tutto questo». Rientrato in Turchia ha eseguito un esame del sangue e finora non manifesta sintomi, merito, dice, dell’isolamento volontario in cabina nei giorni successivi.

Gli abbracci alla vedova olandese e la vita di bordo andata avanti

Il dettaglio più paradossale riguarda la moglie del primo morto, una signora olandese di 69 anni. Dopo l’annuncio del comandante, racconta Cenet, i passeggeri si sono stretti attorno a lei per consolarla, ignari che fosse a sua volta veicolo del virus. «Tutti provavano molta compassione per lei. La abbracciavano, le parlavano, cercavano di starle vicino perché aveva perso il marito. Lei ci chiamava i suoi angeli custodi». La vita a bordo è proseguita senza scossoni: pasti condivisi al buffet, lezioni di ginnastica, osservazione delle stelle, riunioni serali delle 18 nella sala comune. «Soltanto dopo il secondo decesso è diventato ovvio che c’era un virus a bordo, ma ormai era troppo tardi. Per dodici giorni non è stata presa alcuna precauzione». La vedova è morta il 26 aprile a Johannesburg, due giorni dopo essere sbarcata a Sant’Elena.

I morti, i contagi internazionali e la corsa dell’OMS

Il bilancio si è aggravato il 2 maggio con la morte di una turista tedesca, mentre diversi pazienti restano in condizioni critiche tra Sudafrica e Svizzera. L’Organizzazione mondiale della sanità sta rintracciando circa 88 persone che potrebbero essere entrate in contatto con la vedova olandese, salita su due voli prima di crollare. Sei cittadini statunitensi sono monitorati in tre Stati e un’assistente di volo olandese con sintomi lievi è stata ricoverata. La compagnia armatrice Oceanwide Expeditions, replicando al video di Cenet, ha sostenuto che al momento dell’annuncio «la causa del decesso era sconosciuta», che nessun altro presentava sintomi e che «le procedure corrette sono state seguite». Secondo la principale ipotesi delle autorità argentine, la coppia olandese avrebbe contratto il virus durante un’escursione di birdwatching in una discarica di Ushuaia.

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