«Hantavirus? Non è un altro Covid-19. Vi spiego qual è il rischio ora», la lettera del direttore dell’Oms prima dello sbarco della nave Hondius

«So che siete preoccupati. So che quando sentite parole come “focolaio” o “epidemia” e vedete una nave avvicinarsi alle vostre coste, riaffiorano ricordi che nessuno di noi è riuscito a superare del tutto. Ma ho bisogno che ascoltiate con chiarezza: questo non è un altro Covid-19». Sono le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile della salute pubblica globale. Il messaggio, diffuso attraverso una lettera pubblicata sui social e indirizzata alla popolazione delle Canarie, punta a rassicurare in merito al focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’imbarcazione dovrebbe far sbarcare domani mattina, tra le 5 e le 6 (ovvero le 6 e le 7 in Italia), i passeggeri al largo dell’arcipelago.
May 9, 2026
L’Oms: «Il rischio è basso». La trasmissione dell’hantavirus
Secondo quanto riferito dallo stesso direttore generale dell’Oms, allo stato attuale dei contagi «il rischio per la salute pubblica derivante dall’hantavirus resta basso». Il virus individuato a bordo della MV Hondius è il ceppo Andes dell’hantavirus che, a differenza degli altri ceppi della stessa famiglia, può essere trasmesso da uomo a uomo e presenta un tasso di mortalità elevato, intorno al 40%. «È grave», chiarisce il segretario generale dell’Oms. «Tre persone hanno perso la vita, ma il rischio per voi, nella vostra vita quotidiana a Tenerife, è basso. Questa è la valutazione dell’Oms, e non la facciamo alla leggera», aggiunge. Al momento, i passeggeri a bordo della nave non hanno sviluppato sintomi, ma il loro stato di salute dovrà essere monitorato per 40-42 giorni dopo l’eventuale esposizione al virus.
Come avverrà lo sbarco
«Le autorità spagnole hanno predisposto un piano attento e dettagliato. I passeggeri saranno trasferiti a terra nel porto industriale di Granadilla, lontano dalle zone residenziali, a bordo di veicoli sigillati e scortati, attraverso un corridoio completamente recintato, e poi rimpatriati nei loro Paesi d’origine. Voi non avrete contatti con loro e nemmeno le vostre famiglie», prosegue il direttore. La scelta dello sbarco a Tenerife è legata al fatto che si tratta del porto più vicino dotato di adeguate capacità mediche per garantire sicurezza e assistenza a bordo e a terra.

