Disposti a tutto pur di evitare Renzi, Di Battista apre ai «costruttori»: esclusi gli Udc, si guarda a Forza Italia. O al voto

Di Battista, il pasionario del Movimento, ha preso le redini delle trattative: «No agli indagati e governo derenzizzato». Acquistano rilievo, però, le ipotesi di un allargamento a Italia viva e del ritorno alle urne. Intanto, Berlusconi chiama a raccolta i suoi per fermare le fuoriuscite da Forza Italia

Era quasi fatta. L’interlocuzione tra Movimento 5 stelle e Udc per allargare la maggioranza di governo, nonostante il mantra grillino del «no agli inciuci», era a buon punto. L’ottimismo sull’operazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e quello del pontiere del Movimento, Emanuele Dessì, costituivano più d prova. Tant’è che proprio il senatore romano, nell’intervista a Open, ha smentito che l’indagine sul segretario dimissionario dell’Udc, Lorenzo Cesa, avrebbe compromesso la trattativa. Poi, però, al falco Alessandro Di Battista si è aggiunto il più moderato Luigi Di Maio: entrambi hanno chiuso le porta ai centristi, a distanza di alcune ore dalla notizia dell’avviso di garanzia all’ex segretario Udc.


L’indurimento dei 5 stelle

«Con chi è sotto indagine per associazione a delinquere nell’ambito di un’inchiesta di ‘ndrangheta non si parla. Punto. Si cerchino legittimamente i numeri in Parlamento tra chi non ha gravi indagini o condanne sulle spalle», ha tagliato corto Di Battista nell’intervista alla Stampa. Seppure l’ex deputato del Movimento non sia in parlamento, sono almeno dieci i senatori che fanno parte della sua corrente e che impongono al reggente Vito Crimi di allinearsi alla chiusura del pasionario. Il colpo giudiziario sulla formazione di un nuovo polo di centro costringe il Partito democratico e gli stessi 5 stelle a considerare con più decisione lo scenario di un ritorno alle urne. «Vedo le elezioni più vicine», ha dichiarato Andrea Orlando.


«Il governo andava derenzizzato»

In questa fase della crisi di governo, di valutare l’ipotesi di un ritorno di Matteo Renzi in maggioranza, almeno pubblicamente, non se ne parla. Anzi, «Renzi rappresenta ciò che è rimasto del Giglio magico, il peggio dell’establishment politico. Il governo andava assolutamente derenzizzato, perché non è ammissibile che uno che ha il 2% dei consensi si metta in testa di poter dettare legge agli altri», ha ribadito Di Battista. «Un governo senza Renzi val bene una messa. Quindi ben vengano anche Ciampolillo e la Rossi. A mio avviso, l’importante è non stare dietro alle farneticazioni di Renzi».

Delrio: «Dimissioni del premier e Conte ter»

Italia viva, invece, continua a offrirsi a un compromesso per rientrare in maggioranza: «Stop ai baratti dei singoli parlamentari, tornate alla politica», è l’appello del senatore toscano. Che trova sempre più sponde nei Dem, almeno per ridiscutere una maggioranza che includa Italia viva. Ed è lo stesso Graziano Delrio a suggerire che le dimissioni del premier, seguite da un Conte ter, sono lo scenario «più chiaro e meno pasticciato, ma Mattarella ci dirà dopo questi giorni». Ed è probabile che non si arrivi a mercoledì per sciogliere i nodi sul futuro di questo esecutivo: al Senato, il governo non ha ancora i numeri per restare in maggioranza e non può rischiare di andare sotto, a una settimana dalla fiducia, sulla relazione del ministro Alfonso Bonafede.

Il feticcio delle urne

Inizia un weekend di assalto ai «volenterosi», ne servono dieci. E bisogna chiudere la battuta di caccia entro domenica. Altrimenti, gli scenari possibili diventerebbero due: o riammettere Italia viva al tavolo di governo, oppure andare al voto. E sono forse proprio le urne, con i sondaggi che danno una lista Conte al 15% e un Movimento 5 stelle, che guidato dall’avvocato supererebbe il 20%, lo scenario più gradito al premier. Ridiscutere con Renzi di un patto di legislatura è l’ultima spiaggia per Palazzo Chigi. Intanto, Conte ha dovuto cedere la delega ai servizi segreti all’ambasciatore Piero Benassi pur di sgomberare il tavolo da ogni preclusione sul suo nome.

Il tentativo di Berlusconi di fermare l’emorragia

Intanto, nel suk di Palazzo Madama, è sceso in campo addirittura Silvio Berlusconi per impedire la svendita dei suoi. «Mandatemi l’elenco completo di tutti quelli che ritenete indecisi. Se c’è qualcuno su cui avete meno dubbi, mettetelo comunque nella lista. Tutti quelli che in questo momento potrebbero ricevere una chiamata da Palazzo Chigi, o comunque da qualcuno di 5 stelle e Pd, devono prima parlare con me». L’ex presidente del Consiglio lo sa: l’uscita di scena dell’Udc complica i piani del governo ed è il momento di restare uniti. «Meglio le elezioni», avrebbe ripetuto più volte a Gianni Letta in questi giorni. Il sogno proibito è chiaro: ritorno alle urne, maggioranza di centrodestra oltre il 50% e, nel 2022, elezione di Berlusconi presidente della Repubblica.

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