Cannabis light, boom di vendite. Tra i clienti anche molti 80enni: «Mandano le loro badanti» – L’intervista

A sorpresa i giovani snobbano la cannabis light e vengono rimpiazzati dagli 80enni che nei negozietti mandano le loro badanti. Vendite online triplicate, specialmente in Lombardia e Piemonte. In crisi i negozietti fisici

La cannabis light piace sempre di più. A dirlo sono i numeri: JustMary, una società che consegna a casa prodotti a base di cannabis light, ha visto aumentare le sue vendite del 200 per cento negli ultimi mesi. Vendite triplicate, specialmente in Lombardia e Piemonte. La forza di JustMary è quella di consegnare il prodotto in maniera «del tutto anonima» con rider «senza loghi» e con confezioni «non riconoscibili» perché – è inutile negarlo – ancora oggi, nel 2021, la cannabis light è un (mezzo) tabù. Basti pensare ai continui sequestri o alle dichiarazioni di alcuni politici, come l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha più volte confuso la cannabis light – a basso contenuto di Thc e quindi senza effetti psicoattivi sui consumatori – con altre droghe, decisamente più pericolose.


Il boom della cannabis light

A influire sul buon andamento del mercato della cannabis light due fattori. Il primo, la zona rossa o comunque i movimenti assai limitati che hanno spinto migliaia di persone ad abbandonare le piazze di spaccio e ad avvicinarsi al mercato legale della cannabis light, ai danni quindi della criminalità organizzata (il cui core business resta quello della droga, tra cui la cannabis, mischiata però con altre sostanze pericolose per aumentarne il peso, perché è la più ricercata dai giovani). Il secondo, il cashback. In alcuni casi, come per JustMary, infatti, è possibile pagare anche alla consegna, tramite Pos, così da ottenere il 10 per cento di rimborso (sempre nel caso in cui si facciano almeno 50 transazioni valide in 6 mesi).

Un boom, quello della cannabis light, che è cominciato ad aprile, in pieno lockdown, quando due produttori di cannabis, uno ad Altamura in Puglia e l’altro a Firenze in Toscana, parlavano a Open di un +600 per cento di vendite. Numeri da capogiro che non si sono mai arrestati. L’azienda Myhempire, nata a fine 2017 con 2.500 metri quadrati di serre nel cuore della Puglia, sostiene di aver registrato «il doppio delle vendite» rispetto all’era pre-Covid. L’azienda Mystical ci conferma questo trend: «Con le nuove restrizioni, in concomitanza con i periodi di zona rossa, abbiamo registrato un +70 per cento rispetto al periodo estivo». I loro clienti hanno fino a 60 anni. La cannabis light – è bene ricordarlo – viene spesso utilizzata per rilassarsi, magari la sera dopo una lunga giornata di lavoro. Non viene usata per “sballarsi”, non può essere paragonata né alla cannabis vera e propria né ad altre droghe pesanti.

Negozi fisici di cannabis light in crisi

A sentire il peso della pandemia, invece, sono stati soprattutto i negozi fisici, quelli che vivevano del “rapporto” con i clienti e che, oggi, rischiano di fare la fame (ma non per carenza di domanda del prodotto). Uno di questi è il “Cannabis Store Amsterdam”, che si trova nel cuore di Milano, in via Medici. Sergio Murgo, il proprietario, spiega a Open di aver perso «la metà della clientela»: «Erano tutti turisti stranieri. Ora, con ostelli e alberghi chiusi o comunque vuoti, non viene più nessuno. Sono passato da 40 clienti al giorno a 6. Non le nascondo che siamo in perdita, vuoi perché la gente esce meno vuoi perché è scoppiata una “guerra” online di attività che vendono cannabis light».

I nuovi clienti? Gli 80enni

Ma la notizia più impressionatne è che, a rimpiazzare i turisti, sono stati gli anziani: «Gli 80enni ci mandano le loro badanti per comprare alcuni prodotti come l’olio o le tisane. Tra i clienti anche 40enni, professori e donne di ceto sociale medio-alto. Non vanno di certo nelle piazze di spaccio a cercare roba illegale. Certo, alcuni ancora oggi si vergognano a entrare in negozio, temono che qualcuno possa vederli e dire “ah, si fanno le canne”. Per fortuna che ci troviamo in una piccola traversa, altrimenti avremmo fatto meno… Qui c’è discrezione, in una via centrale no». Insomma, c’è un po’ di paura nonostante sia tutto legale.

Il negozio nel cuore di Milano è aperto da più di 3 anni, e ha avuto 6 controlli di polizia. Quella dei punti di rivendita di cannabis light è infatti ancora una “zona grigia”, regolamentata male e soggetta a interpretazioni varie. La cosa che rattrista di più il proprietario del negozio di via Murgo è che «i giovani evitino la cannabis light preferendo, talvolta, quella illegale. Quella che fa “sballare” mentre la nostra produce solo relax».

Foto in copertina: FRANCO SILVI – ANSA – KRZ

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