Crisi di governo, i dem ammettono: «I responsabili non ci sono». Le dimissioni di Conte si fanno più vicine

Renzi è in ritiro nella sua villa a Firenze, consapevole che l’operazione “volenterosi” sta naufragando. I pontieri in pressing sul premier. E il deputato 5 stelle Carelli riapre ufficialmente le porte a Italia viva

La situazione sta sfuggendo di mano, tanto ai pontieri quanto ai big di partito. Giuseppe Conte non è più l’indiscusso leader di questa maggioranza. Se in un primo momento l’ipotesi di un ritorno di Italia viva si muoveva soprattutto nelle file dei parlamentari grillini, adesso sono anche alcuni deputati e senatori dem a premere affinché si consideri la rentrée di Matteo Renzi al tavolo delle trattative. Semplicemente perché «i “responsabili” non ci sono, sono stati una montatura durata qualche giorno – dice a Open una fonte del Pd -, e non si può rischiare di tornare alle urne in nome di una rivalità – tra Conte e Renzi – che non fa bene a nessuno».


La pausa toscana

Il silenzio toscano nel quale si è rinchiuso il leader di Italia viva per il weekend è eloquente: la fine del fuoco incrociato di dichiarazioni serve ad agevolare i lavori per raggiungere un compromesso. Se le cose andranno come si aspettano i renziani, sarà il presidente del Consiglio a fare un passo indietro: o sulla sua leadership o sul niet a Italia viva. Come non leggere nelle dichiarazioni del ministro dem Francesco Boccia («Noi ci siamo sempre stati, Renzi lo sa: possiamo confrontarci in qualsiasi momento, il problema è non farlo con un ricatto») la fine della linea «Mai più con Renzi»?


Le ore passano, le alternative si consumano e i telefoni tornano a squillare all’impazzata: senza i voti dei senatori di Italia viva, l’esecutivo non regge. Forza Italia, attraverso una nota di Silvio Berlusconi, fa sapere che la soluzione preferita è quella di un governo di unità nazionale. Le maglie della maggioranza possono allargarsi sulla scia di quanto avvenuto in Europa per l’elezione di Ursula von der Leyen. Anche Azione di Carlo Calenda e +Europa, con le dimissioni di Conte, sarebbero disposti a dare stabilità a un nuovo esecutivo.

Il pontiere Tabacci: «Conte deve dimettersi prima di mercoledì»

Bruno Tabacci, che dopo Clemente Mastella si è erto a traghettatore dei transfughi, conferma le paure di Palazzo Chigi: «Ho fatto quello che potevo ma i numeri restano incerti e a questo Paese non serve una maggioranza raccogliticcia. A Conte ho suggerito un gesto di chiarezza: dimettersi per formare un nuovo governo». Le congiunture del calendario dei lavori parlamentari non hanno aiutato il governo nell’operazione “responsabili”. Mercoledì, in Senato, si vota sulla relazione del ministro Alfonso Bonafede: l’astensione della settimana prima di Italia viva dovrebbe trasformarsi in un “no”.

«Se la maggioranza non c’è deve prenderne atto prima di mercoledì – ha aggiunto il centrista Tabacci -, Conte deve dimettersi e cercare di costruire un altro governo. È un passaggio pericoloso perché alla questione politica se ne unisce una di merito, su un tema divisivo come la giustizia». E infatti i rischi di una sconfitta per l’esecutivo sulla relazione di Bonafede si materializzano tutti negli annunci dei “responsabili” che, il 20 gennaio, hanno offerto una boa temporale nelle acque agitatissime di Conte.

I responsabili si sfilano e Carelli diventa l’apripista grillino: «Torniamo a discutere con Renzi»

Pierferdinando Casini esclude «di poter votare a favore sulla giustizia». L’Udc annuncia il voto contrario attraverso Paola Binetti: «Sicuramente voteremo “no”, a maggior ragione dopo la vicenda Cesa». Lady Mastella, Sandra Lonardo, solleva perplessità: «Se fosse stato un voto di fiducia al governo non avrei avuto dubbi, ma sulla giustizia entrano in gioco valutazioni personali che non posso ignorare». Potrebbe astenersi persino Lello Ciampolillo, protagonista della fiducia last-minute, che in passato si è schierato fortemente contro il ministro Bonafede. Ed ecco eroso, al primo appuntamento decisivo, il tesoretto dei “responsabili”.

Una fonte del Movimento 5 stelle, parte dell’esecutivo, a Open dice che «Conte dovrebbe salire al Colle per comunicazioni al presidente della Repubblica nel pomeriggio di lunedì, martedì mattina al massimo». E non è inverosimile immaginare che l’unica strada per il premier sia rimasta quella del Conte ter, percorribile solo dopo le dimissioni e l’accettazione di un nuovo mandato. La prima apertura palese del Movimento 5 stelle a ridiscutere con Renzi è già arrivata dal deputato Emilio Carelli: «So di essere in contrasto con le posizioni ufficiali, ma molti parlamentari 5 stelle la pensano come me: se Renzi dimostra di essere affidabile, giusto sedersi al tavolo ancora con lui».

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