Crisi di governo, le paure dei Cinquestelle sul ritorno dei renziani. Crimi: «La porta è definitivamente chiusa»

Fonti pentastellate a Open: «Il Movimento non sta trattando solo per salvare l’esecutivo e scongiurare le elezioni, ma anche per evitare la sua implosione. C’è chi è disposto a sacrificare Conte»

Un’uscita netta, forte, che può essere spiegata soltanto con una considerazione: più passa il tempo, più l’ipotesi di un ritorno di Italia viva al tavolo della maggioranza prende piede. Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 stelle, è stato perentorio con l’Ansa: «Per il Movimento non ci sono margini per ricucire con Renzi, la porta è definitivamente chiusa». C’è da fare attenzione al soggetto verso cui gli esponenti del Movimento, in questi giorni, si rivolgono parlando di chiusure: fanno sempre il nome del senatore toscano, non si riferiscono mai a Italia viva.


«Non torneremo con chi è inaffidabile – ha detto Crimi -, con chi si è reso responsabile di una crisi in un momento drammatico». Ma il bersaglio è sempre Renzi. Il gruppo, invece, di Italia viva, seppure guardato come extrema ratio, rientra nelle prospettive dell’esecutivo per assicurarsi la maggioranza al Senato. Che si stia discutendo di un passo indietro di entrambi i protagonisti della crisi di governo, via Renzi e via Conte in virtù di una coalizione più ampia e solida? Un esponente dei 5 stelle spiega a Open: «Il Movimento non sta trattando solo per salvare il governo ed evitare le elezioni, ma anche per evitare la sua implosione». Le correnti scorrono anche nel Movimento, come nei più tradizionali dei partiti. «C’è una fronda di parlamentari Cinquestelle che sembra disposta a sacrificare Giuseppe Conte pur di evitare le urne».

I tempi dell’uscita di Crimi

Anche i tempi dell’uscita di Crimi sono da analizzare. Ieri, dopo l’esplosione del caso giudiziario riguardante il segretario dell’Udc, è stato Alessandro Di Battista l’unico esponente grillino, per più di metà giornata, a esprimersi sulla vicenda, escludendo per una «questione morale» l’allargamento della maggioranza ai tre senatori centristi. Dopo alcune ore, Luigi Di Maio ha dovuto seguire la sua linea e far uscire una sua dichiarazione su Lorenzo Cesa.

È stato un duro colpo alle possibilità dell’esecutivo di appoggiarsi a una quarta gamba di centro, magari utilizzando per il nuovo polo proprio il simbolo dell’Udc, depositato al Senato. E il Partito democratico? Nelle ultime 24 ore gli attacchi rivolti al leader di Italia viva hanno perso intensità: è plausibile che, viste le difficoltà nel formare questo nuovo polo di responsabili, anche in conseguenza all’inchiesta della procura di Catanzaro, l’ipotesi di accogliere di nuovo i renziani stia prendendo piede. E che il Movimento, subodorando l’eventualità del ritorno del senatore toscano, stia cercando di alzare una barricata di dichiarazioni contro di lui.

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