Usa, il leader della milizia pro-Trump Proud Boys era un informatore dell’Fbi

Enrique Tarrio, 36 anni, uno dei volti più noti delle milizie pro-Trump, nega di aver mai collaborato con le forze dell’ordine. Ma nei documenti visionati da Reuters, persino il suo avvocato dell’epoca dice il contrario

Hanno preso d’assalto il Campidoglio a Washington D.C. il 6 gennaio e per mesi hanno portato avanti un’opposizione violenta nei confronti del movimento Black Lives Matter. Ora si scorpre che uno dei loro leader, Enrique Tarrio, ha lavorato come informatore per le forze dell’ordine – come ha rivelato la Reuters – e persino per l’Fbi che nel 2018 ha ufficialmente classificato i Proud Boys come un’organizzazione estremista.


L’agenzia di stampa londinese è riuscita a ottenere alcuni documenti relativi a un processo del 2014 secondo i quali risulta che Tarrio aveva lavorato come informatore e agente sotto copertura per almeno due anni a partire dal 2012. La collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine sarebbe cominciata dopo il suo arresto avvenuto per un caso di frode per vendita di kit diabetici rubati, per il quale avrebbe ottenuto una pena ridotta di 16 mesi anziché 30.

Una collaborazione proficua

EPA/GAMAL DIAB | Enrique Tarrio

In quegli anni, la collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine – su casi che andavano dal narcotraffico alla tratta di esseri umani – avrebbero portato a oltre una dozzina di arresti. Durante un’investigazione, Tarrio – cresciuto nel quartiere detto Little Havana a Miami, in Florida – avrebbe negoziato personalmente con dei trafficanti, pagando 11 mila dollari per far trasferire clandestinamente alcune persone che aveva fatto passare come membri della sua famiglia.

Non ci sono prove però che Tarrio abbia continuato a collaborare con le forze dell’ordine dopo il 2014. Rimane non confermato se Tarrio abbia agito come informatore anche durante gli anni della sua militanza con i Proud Boys, visto che il gruppo, i cui membri si auto-definiscono «sciovinisti occidentali» ma che solitamente vengono descritti come suprematisti bianchi, è stato formato nel 2016.

Tarrio nega tutto

Tarrio ha replicato negando tutto, sostenendo di non ricordarsi niente o di non sapere nulla a riguardo, ma nei documenti ottenuti da Reuters persino il suo avvocato dell’epoca, Jeffrey Feiler, aveva raccontato in tribunale che il suo cliente aveva lavorato sotto copertura in una serie di inchieste. Certo, l’eventuale prova di una sua collaborazione dopo il 2016 getterebbe una nuova luce sulla storia del movimento, così anche sull’arresto di Tarrio due giorni prima dell’assalto al Campidoglio con l’accusa di aver dato fuoco a uno stendardo di Black Lives Matter durante una manifestazione a dicembre 2020.

Almeno cinque membri dei Proud Boys sono stati arrestati per i fatti del 6 gennaio e il clima nei confronti di Trump tra i membri della milizia si è raffreddato, anche per la decisione dell’ex presidente di non graziarli. A giudicare dalla chat su Telegram del gruppo, lo scoop della Reuters comunque non sembra aver turbato il movimento più di tanto e i temi prediletti in queste ore sono altri, dalle manifestazioni dell’organizzazione di sinistra, Antifa, loro nemici giurati, alle proteste anti-lockdown.

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