Barbara Lezzi: «Nessuno spiraglio per un governo tecnico. Andiamo al voto: Il M5s sarà compatto» – Intervista

Per la senatrice grillina, il ritorno alle urne è «la migliore soluzione possibile». E rivolge un invito agli ex alleati: «Aspettiamo di capire cosa farà il Pd. Solo allora potremo prendere una nuova posizione»

Non c’è via di uscita per Barbara Lezzi, pasionaria del Movimento 5 stelle molto vicina ad Alessandro Di Battista, se non il ritorno alle urne. Mentre i gruppi parlamentari ribollono per la piega che ha preso la trattativa, la senatrice leccese ringrazia il reggente Vito Crimi per non aver ceduto nel confronto con Italia viva, «Renzi voleva solo più poltrone e potere», ma avverte i vertice: «È ora di legittimare la leadership attraverso Rousseau».


Senatrice, vede uno spiraglio per il governo Draghi?


«Per quanto mi riguarda, non c’è nessuno spiraglio. Non voterò alcun governo tecnico, istituzionale o accrocchi di questo tipo. In un momento così difficile per il Paese c’è bisogno di una guida forte e politica, perché ci sono delle scelte fortemente politiche da fare».

Quindi non c’è una preclusione sul nome di Draghi – che Grillo sul suo blog ha definito Mary Poppins suonata -, ma sulla natura tecnica dell’esecutivo?

«Non ho mai detto “no” a Mario Draghi. Il mio “no” è netto a un governo istituzionale o tecnico».

Dopo che la trattativa per un governo con Renzi è saltata, si aspetta un passo indietro di Di Battista e un ritorno organico nelle maglie del Movimento?

«Alessandro è stato chiaro. Se si fosse fatto un governo con Renzi – il quale, abbiamo avuto la prova, voleva solo più poltrone e più potere -, il suo “arrivederci” sarebbe rimasto in piedi. Adesso, il saluto va rivisto alla luce dei nuovi fatti. Soprattutto del fatto che il Movimento ha difeso fino all’ultimo le sue posizioni».

In questa crisi di governo ci sono state due cacce ai cosiddetti responsabili. La prima l’avete avviata voi: non la ritiene un’operazione incoerente con i principi del Movimento? La seconda è in corso: ha notizie di esponenti 5 stelle cercati da qualcuno per sostenere Draghi?

«Ci sono state operazioni ieri che vanno in questa direzione: la destra sta cercando i suoi responsabili ed Emilio Carelli è uscito allo scoperto. Credo, invece, che il presidente Conte abbia agito in piena trasparenza: è venuto in parlamento e ha aperto alle forze europeiste, liberali e volenterose. Possiamo dire che è stata un’operazione fallimentare, ma almeno è stata fatta in modo limpido, in parlamento e davanti agli occhi di tutto il Paese».

Stando alle parole di ieri di Mattarella e considerando gli equilibri delle forze parlamentari, siamo arrivati al bivio: o Draghi o urne?

«Non posso prevedere quello che deciderà Mattarella. Aspettiamo di vedere cosa farà Draghi, come deciderà di muoversi. È importante anche capire cosa faranno gli altri partiti: noi abbiamo preso la posizione per un governo politico con Conte premier, con il Pd l’abbiamo portata avanti con determinazione. Ora aspettiamo di capire con chiarezza cosa farà il Pd. Solo allora potremo prendere una nuova posizione».

Comincia il giro di consultazioni di Draghi. Se l’ipotesi di un governo puramente tecnico non trovasse l’appoggio delle forze parlamentari e ci fosse un’apertura a un esecutivo più politico, magari nominando sottosegretari e viceministri dei partiti di maggioranza, voi ci stareste?

«Per come ha parlato il presidente Mattarella, non si individua una consultazione di questo genere. Ha chiamato alla responsabilità le forze politiche in parlamento, non al governo. È una strada che non credo ci sia. Qualora ci dovesse essere, io non sarei comunque d’accordo: si tratterebbe di un governo di nuovo paralizzato tra idee diverse, tanti interessi diversi che spesso non convergono nella direzione auspicata. Non si risolverebbero i problemi dell’Italia, che intanto aspetta 32 miliardi che, a causa di Renzi, non sono arrivati alle persone».

Per sintetizzare, qual è la soluzione migliore al momento?

«La soluzione migliore è il voto. Che purtroppo il presidente Mattarella ha ritenuto di escludere, per adesso. Però è chiaro che qualsiasi governo ha bisogno della maggioranza in parlamento: non si forma da solo e non si mantiene da solo».

Teme fuoriuscite, adesso, di parlamentari del vostro gruppo?

«No. Nei momenti di difficoltà il Movimento ha sempre dimostrato di sapersi compattare».

E a livello di leadership, i presunti attriti tra Di Maio e Crimi sono relativi a come il reggente ha gestito la trattativa per il Conte ter?

«Io sono stata molto spesso critica nei confronti dei vertici, della gestione del Movimento, del fatto che dopo ormai un anno ancora non si abbia una guida ben definita e legittimata dai nostri iscritti. In questo caso specifico, però, credo che Crimi abbia risposto alla volontà della base dei 5 stelle, cioè difendere i propri temi: giustizia, istruzione, lavoro, sviluppo economico, che poi vanno in capo ai nostri ministri. A mio avviso, ha seguito veramente il sentire del Movimento 5 stelle, non solo dei gruppi parlamentari, ma anche delle persone che da fuori ci appoggiano. I nostri attivisti non volevano che ci fosse una regressione del Movimento rispetto al potere contrattuale e negoziale all’interno del governo. Per cui lo ringrazio, perché ha preso delle decisioni difficili e non è stato facile».

Sbagliano i suoi colleghi che in queste ore insorgono perché prima del no a Draghi non sono stati consultati?

«No, non sbagliano. Secondo me la consultazione su Rousseau è sempre doverosa. Abbiamo preso un impegno rispetto ai nostri iscritti, e quello vale più di ogni altra cosa».

Rispetto agli albori e alla scorsa legislatura, il M5s è cambiato. Adesso – mi permetta di ripetere un termine ormai abusato – è più responsabile?

«La responsabilità c’è sempre stata. Probabilmente ci sono stati dei compromessi e in alcuni casi avremmo dovuto agire in maniera differente. Ma il Movimento resta sempre lo stesso, e le divisioni che ci sono state e ci sono internamente è perché una parte pareggia l’altra».

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