Covid, la variante «brasiliana» mette in ginocchio l’ospedale di Perugia: «Situazione da prima ondata. Siamo in emergenza» – L’intervista

Mentre quasi tutta l’Italia diventa zona gialla, la provincia umbra fa i conti con un’impennata inattesa di contagi. La direttrice di Malattie infettive del S. Maria della Misericordia racconta cosa significa gestire un cluster di queste dimensioni, tra posti letto esauriti e ventilatori insufficienti

Decine di sanitari contagiati, posti letto finiti e ventilatori insufficienti. È uno scenario da prima ondata quello che si respira all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, il più importante nosocomio della Regione. La variante brasiliana del Coronavirus ha preso d’assalto i reparti e ha messo in crisi la gestione sanitaria dell’epidemia, dove per tutto il 2020 si era riusciti a mantenere numeri mai allarmanti. «La situazione è fuori controllo», racconta la dottoressa Daniela Francisci, direttrice di Malattie infettive dell’ospedale perugino. «Siamo ormai pieni e al Pronto Soccorso continuano ad arrivare pazienti».


Le varianti del Covid si diffondono a velocità anche 7 volte superiori al Sars-Cov-2 nella sua versione “classica” – quella, cioè, che abbiamo conosciuto la scorsa primavera. Nel giro di qualche settimana, l’Umbria è stata travolta da un picco di contagi e ricoveri totalmente inaspettato. Tanto che le Aziende Ospedaliere sono state costrette a interrompere fino al 21 febbraio le attività chirurgiche di ricovero «programmate procrastinabili» e quelle di specialistica ambulatoriale «procrastinabili». Con un tasso di positività che sfiora il 9% (il 25% se si prendono in considerazione solo i molecolari), la Regione è di nuovo al centro di un’emergenza. I ricoveri generali sono in crescita serrata, e l’ultimo bollettino ha segnalato 500 ricoveri ordinari (+16), di cui 77 in terapia intensiva (+4).

La scoperta delle varianti «inglese» e «brasiliana»

«A partire dalla fine del mese di dicembre – racconta la direttrice – abbiamo assistito a un costante e continuo incremento dei casi». A differenza di quanto accadeva nelle Regioni limitrofe nello stesso periodo, in diverse aree dell’Umbria le cose non stavano andando bene. Ma mentre nella provincia di Terni i numeri rimanevano stabili, nella zona di Perugia i casi impennavano. Alla fine di gennaio, circa 70 medici del S. Maria della Misericordia sono risultati positivi, alcuni dei quali avevano già ricevuto la prima dose del vaccino. «C’era decisamente qualcosa che non andava», dice Francisci.

Quando ai primi di febbraio l’Iss ha fornito i risultati delle analisi sul campione di tamponi mensile (che ogni Regione è tenuta a inviare per il monitoraggio, ndr), due pazienti anziani ricoverati al Santa Maria della Misericordia sono risultati positivi alla variante brasiliana. La cosa preoccupante, sottolinea la dottoressa, è che le due persone erano degenti in un reparto bianco: erano entrate, cioè, con tampone negativo. Da un’analisi successiva di 44 test, circa altri 10 pazienti del nosocomio sono risultati positivi alla brasiliana, e un’altra decina – esterni alla struttura – a quella inglese.

«L’ospedale è pieno, ma continuano ad arrivare pazienti»

«L’ospedale è pieno», racconta la direttrice. «Abbiamo superato il limite della capienza. Nonostante questo, continuano ad arrivarci ogni giorno pazienti da ricoverare». Già prima del provvedimento generale operato dalle Aziende Ospedaliere nella Regione, nel reparto gestito dalla dottoressa Francisci c’era già stata una riconversione totale per il Covid. Ora tutti i 110 posti letto disponibili nell’ospedale sono occupati (anche i 10 recuperati dal Pronto soccorso), e i 13 posti in rianimazione si sono riempiti. Altri 10 posti di intensiva sono stati recuperati, ma la strumentazione scarseggia.

Nella struttura, infatti, manca un numero sufficiente di respiratori e il 50% dei ricoverati (che di media hanno 60/65 anni) ha bisogno di ventilazione. In questi mesi, inoltre, l’organico si è progressivamente ridotto per via di trasferimenti e pensionamenti. «Siamo molto preoccupati perché siamo gli unici in una situazione del genere in Italia», rimarca Francisci. «Mentre il resto del Paese migra verso il giallo, noi siamo in affanno. È come vivere l’emergenza della prima ondata, con l’aggravante che siamo stanchi e demoralizzati. Combattiamo da un anno e siamo in una situazione mai vista prima».

Immagine di copertina: Ansa / Max Cavallari / Foto di repertorio

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