Chi farà parte del governo di Mario Draghi? Ecco il totoministri di Open – Il video

Tutte le figure che potrebbero occupare i dicasteri più importanti

Si susseguono i nomi papabili per i diversi dicasteri che comporranno l’esecutivo di Mario Draghi. La prima grande scelta riguarda il sottosegretariato alla presidenza del Consiglio, il “braccio destro” del futuro premier: Draghi starebbe optando per Daniele Franco, attualmente direttore generale della Banca d’Italia già in lizza per il Mef, nonché suo amico personale. L’alternativa sarebbe la giurista e docente universitaria Luisa Torchia.


Tre opzioni per viale XX settembre

Più delicata la situazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, uno dei dicasteri cruciali per l’attuazione del Recovery Plan. Per viale XX settembre, Draghi ha tre scelte. La prima è l’economista Carlo Cottarelli, incaricato già nel 2018 da Sergio Mattarella di formare un governo tecnico, occasione mancata dato l’accordo politico tra M5s e Lega che aprì al Conte I. Lucrezia Reichlin, accademica ed economista che ha svolto vari incarichi istituzionali, è l’altro nome forte insieme a quello del vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini, laureato a Harvard, nell’organismo bancario dal 1982, tra i fautori dello sviluppo di politiche di trasparenza del settore.

Chi al posto di Bonafede?

Altro ministero divisivo è quello della Giustizia. Chi arriverà dopo l’uscente guardasigilli Alfonso Bonafede dovrà gestire una riforma della prescrizione che ha creato non pochi problemi a Giuseppe Conte. E Draghi ne è consapevole. La linea dettata dal futuro capo dell’esecutivo è in linea con quella dell’Unione Europea: rinnovare la giustizia civile, elemento cruciale per attirare investimenti secondo diversi studi internazionali. La costituzionalista Marta Cartabia, prima donna ad assumere la presidenza della Consulta, e l’ex-guardasigilli sotto il governo Monti, Paola Severino, sono tra le ipotesi più forti.

Due donne in corsa per la Farnesina

Per gli Esteri Draghi è stato chiaro, specialmente con i partiti di opposizione: la strada è quella dell’europeismo e il rinnovo dei rapporti filo-atlantici con Washington in seguito alla fine dell’era trumpiana. La diplomatica Elisabetta Belloni, attualmente segretaria generale per la cooperazione generale alla Farnesina, ed ex-ambasciatrice a Vienna e Bratislava, è tra i papabili, assieme a Marta Dassù, già vice ministra degli Esteri durante il governo di Enrico Letta.

Probabile conferma per Lamorgese al Viminale. Un tecnico all’Istruzione?

Al Viminale, la scelta di un Lamorgese bis sarebbe un segno di continuità con il governo precedente. Il prefetto Lamberto Giannini, esperto di terrorismo nominato proprio da Lamorgese a capo della Segreteria della Polizia di Stato, è un altro nome in corsa. Il cambio del calendario e il recupero delle lezioni saranno le missioni principali al ministero dell’Istruzione del governo Draghi. La dottoressa e docente universitaria Cristina Messa potrebbe essere chiamata da Draghi per questo ruolo, sfruttando non solo le conoscenze (è stata inserita nella prestigiosa Top 2% Scientists List dell’Università di Stanford), ma anche l’esperienza maturata da rettrice dell’Università Milano-Bicocca dal 2013 al 2019. Il professore Patrizio Bianchi, ex-rettore d’ateneo a Ferrara, a capo della task force ministeriale per la gestione della scuola durante la pandemia, è un altro nome sul tavolo.

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