Coronavirus, è allarme varianti in 17 province. Diminuiscono del 64% i contagi tra gli operatori sanitari vaccinati – Il rapporto Gimbe

«Siamo in una fase di calma apparente, ma è necessario accelerare le forniture vaccinali per mettere al sicuro persone anziane e fragili e arginare la circolazione delle nuove varianti», dice il presidente della fondazione Nino Cartabellotta

I contagi da Coronavirus sono stabili ma sulla curva epidemiologica inizia a pesare l’incertezza delle varianti Covid. A preoccupare è l’inversione di tendenza in metà delle regioni e l’incremento percentuale di nuovi casi che supera il 5% in 17 province italiane. È quanto emerge dall’ultimo report della Fondazione Gimbe, sulla base dei dati della settimana che va dal 3 al 9 febbraio. Nel documento viene sottolineata inoltre l’«inadeguatezza della zona gialla nel prevenire impennate da varianti» e la saturazioni degli ospedali», come nel caso dell’Umbria


Il caso Umbria e l’impatto delle varianti 

Il caso dell’Umbria, come sottolinea il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, è esemplificativo di «situazioni molto critiche» presenti sull’intero territorio nazionale, «dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive che potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese». I dati complessivi, infatti, restituiscono una situazione di «calma piatta purtroppo solo apparente» poiché in 10 regioni «si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi, e in 9 aumentano i casi attualmente positivi ogni 100.000 abitanti».

Questi numeri, al momento, non impattano sulle curve nazionali, perché derivano da zone circoscritte, o comunque riguardano regioni di piccole dimensioni, proprio come l’Umbria. Ma proprio al netto del caso umbro è «fondamentale monitorare le spie rosse», al fine di evitare la zona rossa o il lockdown. Sono infatti 17 le province in cui si è rilevato un incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni che supera il 5%

I dati settimanali in una «situazione di calma apparente»

E proprio per questo Cartabellotta parla di una «situazione di calma apparente» guardando anche ai dati complessivi nazionali. In tal senso nell’ultimo report, rispetto alla settimana precedente si è registrato un numero stabile dei nuovi casi (84.711 da 84.652), una diminuzione degli attualmente positivi (413.967 contro i 437.765 della settimana precedente), delle persone in isolamento domiciliare (passate da 415.234 a 392.312), dei soggetti ricoverati in area medica (passati da 20.317 a 19.512) e di quelli in terapia intensiva (passati da 2.214 a 2.143). A decrescere è anche il numero dei decessi. Quanto alla situazione ospedaliera, sono 3 le regioni che superano la soglia critica dei ricoveri ordinari (oltre il 40%), mentre sono 4 quelle che superano la soglia critica del 30% nei reparti di terapia intensiva. 

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La vaccinazione riduce i contagi tra il personale medico-sanitario

Stando alle ultime rilevazioni, se nella popolazione generale i contagi restano stabili da circa 3 settimane, tra gli operatori sanitari i contagi son diminuiti del 64,2%. Si è passati infatti dai 4.382 rilevati nella settimana del 13 – 19 gennaio, lasso temporale in cui è iniziata la somministrazione delle seconde dosi di vaccini, ai 1.570 della settimana dal 3 al 9 febbraio. Una riduzione, secondo Cartabellotta, «verosimilmente effetto della somministrazione di circa 1,9 milioni di dosi di vaccino in questa categoria». E proprio in questa direzione si pone la richiesta di Gimbe al presidente incaricato Mario Draghi: «Accelerare le forniture vaccinali per mettere al sicuro persone anziane e fragili e arginare la circolazione delle nuove varianti con decisioni e azioni tempestive di corsa al contenimento della diffusione del virus». 

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