«Ne valeva la pena?»: il sarcasmo di Di Battista sulla squadra di Draghi. E i Cinquestelle divisi fra pochi giorni devono scegliere una nuova leadership

I grillini si avvicinano al voto per il rinnovamento della governance nella fase più complessa della loro esistenza politica: divisi sulle scelte fatte in queste ultime settimane e privati di uno dei loro leader più influenti

I gruppi parlamentari sono in fibrillazione. I cinque stelle delusi dalla squadra di governo enunciata da Mario Draghi sono parecchi e si scambiano tutto il risentimento in diversi gruppi Whatsapp. Seppure il M5S è la forza parlamentare che ha espresso più ministri, la tipologia di dicasteri scontenta molti. A 24 ore dall’annuncio di Alessandro Di Battista di abbandonare il Movimento, i grillini vivono la fase più complicata della loro storia politica.


Indice della frammentazione che imperversa nei 5 stelle sono anche le percentuali del voto su Rousseau riguardanti la fiducia al terzo governo di questa legislatura: 59% di “sì” contro 41% di no. Se non è pareggio, c’è da considerare che molti voti favorevoli sono stati espressi con la riserva di vedere la formazione finale dell’esecutivo. Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, i più governisti tra i big del partito, Fabiana Dadone e Federico D’Incà, considerato vicino a Roberto Fico, ecco i ministri.

Fuori dal governo Draghi i fedelissimi di Giuseppe Conte, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. E i mal di pancia si riversano persino contro Beppe Grillo: la creazione del super-ministero, secondo alcuni, non è altro che il dicastero dell’Ambiente ammantato con un altro nome. Tuttavia, alcune fonti riferiscono che il fondatore e garante del Movimento si è detto particolarmente soddisfatto per la nomina di Roberto Cingolani al nuovo ministero.

«Ne valeva la pena?». A porre la domanda, con un velo di retorica, è proprio Di Battista sulla sua pagina Facebook. E intorno a questo interrogativo, si aggrovigliano le file dei dissidenti al Senato. I vertici hanno già allertato i parlamentari scontenti, «il voto su Rousseau è stato chiaro, chi vota non in linea dovrebbe dimettersi», ma la fronda interna cresce e potrebbe allargarsi soprattutto al Senato: al momento, i cosiddetti “frondisti” si riconoscono in Barbara Lezzi, Mattia Crucioli, Elio Lannutti, Rosa Abate e Bianca Laura Granato.

La resa dei conti, per le dinamiche interne al Movimento, è prossima: il 16 febbraio ci sarà il voto sulla governance. Se sarà confermato il “sì” degli iscritti registrato nella precedente convocazione sulla leadership grillina, il Movimento dovrà nominare un comitato di cinque persone che prenderà le redini del gruppo. Anche se dall’esterno, sul tema, peserà ancora l’influenza di Di Battista, il quale ha avuto un forte endorsement da Davide Casaleggio: «Alessandro è fondamentale per il Movimento. È una persona che stimo, in grado di portare avanti con coerenza i principi e le battaglie del M5s»

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