Governo Draghi, il fronte del «no» nel M5s oscilla tra i 20 e i 60 parlamentari. Casaleggio: «Spero che chi è a disagio si astenga»

Deputati e senatori vivono ore di fibrillazione. Casaleggio, con un post su Facebook, cerca di riportare la calma nel gruppo: «L’importante è lavorare con massima serenità e nel rispetto regole»

Le chat private, i gruppi su Whatsapp, le telefonate, le notifiche: i cellulari dei grillini, nel giorno di San Valentino, sono impazziti. E non sono messaggi di amore che rimbalzano dal Nord al Sud Italia. Buona parte dei parlamentari, nel weekend, ha lasciato Roma e non tornerà prima di mercoledì 17, quando a palazzo Madama i senatori dovranno decidere se dare o meno la fiducia al governo Draghi. Il giorno dopo, toccherà ai deputati a Montecitorio.


Le comunicazioni, dunque, avvengono tutte a distanza e hanno i toni di una rottura ormai inevitabile. Tra alcuni parlamentari le divergenze sono ormai insanabili: «Chi ha accettato di sedersi al governo con Forza Italia – spiega a Open un deputato che voterà no e, a breve, lascerà i 5 Stelle – ha capito che il Movimento non avrà futuro. Con la fine della legislatura finirà anche questa bellissima avventura. Allora il ragionamento che fanno è questo: finché ci siamo, è meglio avere potere decisionale su qualcosa».

Dall’altro lato, una fonte vicina al governo racconta che il gioco è esattamente l’opposto: «Non tutti, ma alcuni parlamentari che hanno alzato i toni e minacciano di votare no alla fiducia, nascondono il vero fine: alzare la posta per ottenere posti di sotto governo». Secondo lui, non saranno più di 20 i parlamentari grillini – tra Senato e Camera – che negheranno l’appoggio a Mario Draghi. «Io ritengo che saremo 60 a dire di no – dice invece il deputato uscente -, il 20% dei parlamentari 5 Stelle».

Potrebbe essere un colpo di scena, ad esempio l’ingresso formale di Giuseppe Conte nel Movimento, a ricompattare il gruppo? «Per il presidente non è strategico, a questo punto della sua carriera politica, entrare a far parte dei 5 stelle. Ci sarà la governance collegiale, non più il capo politico unico, e non avrebbe senso per Conte fare il primus inter pares», spiega la fonte vicina al governo. Intanto, il conteggio tra governisti e puristi coinvolge gli stessi deputati e senatori, «prima di prendere una decisione, è giusto valutare quale sarà il peso complessivo della nostra scelta», spiega un senatore indeciso.

Davide Casaleggio interviene per cercare di placare gli animi. «Se non sarà possibile sottoporre un nuovo quesito agli iscritti credo sia comunque importante non creare una divisione nel gruppo parlamentare – scrive la sera del 14 febbraio il proprietario della Casaleggio Associati -. Molti parlamentari mi segnalano che vorrebbero votare contro non essendo passibili di sanzioni disciplinari sulla base dei precedenti e delle regole attuali, ma credo sia importante in questo momento lavorare per la massima serenità di tutti nel rispetto di regole e principi che ci siamo dati. Per questo motivo, auspico che chi senta il disagio nel sostenere questo Governo percorra la scelta della astensione».

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