Caso Gregoretti, Matteo Salvini a Catania per la terza udienza. Luigi Di Maio chiamato a testimoniare

Il Tribunale dei ministri, che ha chiesto il processo per il leader leghista, sostiene sia stato responsabile di aver «determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale» dei migranti

È iniziata la nuova udienza preliminare – la terza – del caso Gregoretti. Alle 9.30 di oggi, 19 febbraio, Matteo Salvini è entrato nell’aula bunker Bicocca di Catania. Quest’ultimo incontro con i giudici potrebbe essere il preludio al processo per l’ex ministro dell’Interno, chiamato a rispondere per i reati di sequestro di persona e abuso in atti di ufficio. A difenderlo, l’avvocato Giulia Bongiorno, deputata e legale del leader della Lega. Sul banco dei testimoni, su richiesta del Gip, saranno presenti anche Luigi Di Maio, ai tempi della vicenda vicepremier, e l’attuale titolare dell’Interno, Luciana Lamorgese. Lo scorso 28 gennaio, invece, era stata la volta dell’allora premier Giuseppe Conte: la sua deposizione era stata raccolta in trasferta dal Gip Nunzio Sarpietro che era andato a Roma, a Palazzo Chigi.


Le udienze

Salvini è stato ascoltato per la prima volta il 3 ottobre scorso. L’accusa formulata è quella di aver «abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 131 migranti a bordo dell’unità navale Gregoretti della guardia costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio», quando fu disposta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta. La Procura, guidata da Carmelo Zuccaro, aveva proposto l’archiviazione: «l’attesa di 3 giorni per uno sbarco» non può essere considerato «un’illegittima privazione della libertà» dei migranti a bordo della nave, come spiegato da Adnkronos.

Inoltre, sulla nave sono stati «garantiti assistenza medica, viveri e beni di prima necessità» e «lo sbarco immediato di malati e minorenni». Una tesi riproposta da Salvini stesso. Il Tribunale dei ministri, che invece ha chiesto il processo per il leader leghista, sostiene sia stato responsabile di aver «determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale» dei migranti, «costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche» a bordo dell’imbarcazione.

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