I primi giorni a San Marino con il vaccino Sputnik: «Nessuna reazione allergica e grande efficacia, consigliato anche all’Italia»

Dopo un accordo fallimentare con il governo italiano, la Repubblica aveva autorizzato in autonomia il vaccino russo e ordinato le prime dosi. Dal 27 febbraio sono cominciate le prime somministrazioni. Il responsabile del piano: «Abbiamo fatto scelta giusta»

A quattro giorni dall’inizio della campagna vaccinale, San Marino è entusiasta dello Sputnik V. Dalla Russia sono arrivate le prime 7.500 dosi del vaccino anti Covid e presto ne arriveranno altrettante per il richiamo. L’ordine era stato fatto in reazione ad un accordo di fornitura con il governo italiano andato male. Nessuna delle dosi pattuìte dai primi di gennaio è mai arrivata sul territorio della Repubblica, che pochi giorni fa ha deciso di autorizzare in autonomia il vaccino russo e di dare il via a una campagna mai partita.


Il dirigente delle Cure primarie dell’Ospedale di Stato, Agostino Ceccarini parla dei 25 medici vaccinati nel V-day. «Nessuna reazione allergica preoccupante. Al massimo qualche linea di febbre e dolori muscolari. Siamo all’interno di quelli che sono effetti collaterali lievi e comuni a ogni vaccino». Il siero anti Covid prodotto dalla Russia sembra convincere più che mai anche San Marino, di fatto il 30esimo Paese al mondo ad utilizzarlo.

«In linea coi migliori vaccini in commercio»

Per il via libera in Europa si attende ancora la richiesta ufficiale di valutazione a Ema da parte della casa farmaceutica russa. In l’Italia invece l’atteggiamento è duplice. Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, da un lato parla di un «preparato ottimo, nuovo e intelligente» e dall’altro della necessità «di una maggiore trasparenza nell’accesso a ulteriori dati». Proprio sul fronte dei dati il responsabile del piano vaccinale sammarinese Ceccarini continua a rassicurare.

«In breve tempo abbiamo avuto accesso alla documentazione scientifica direttamente sul sito russo nella quale sono riportati i dati che poi sono stati pubblicati anche su The Lancet», spiega, «poi sono arrivate le valutazioni dell’Istituto Spallanzani di Roma e anche la nota di numerosi virologi italiani che chiedono di accelerare con l’autorizzazione d’urgenza.

Tutto questo ci fa pensare di aver fatto la scelta giusta». L’efficacia finora dichiarata dagli studi scientifici è del 91,6%, percentuale che si avvicina ai numeri di Pfizer e Moderna. «Per questo lo Sputnik è in linea coi migliori vaccini in commercio», aggiunge Ceccarini, che non esita a consigliare il vaccino russo anche all’Italia. «Viene già utilizzato in più di 30 Paesi nel mondo. Dico all’Italia di usarlo per una campagna più massiccia, viste le difficoltà di approvvigionamento di altri vaccini».

Per la somministrazione servirà più attenzione

Riguardo alle modalità di conservazione e somministrazione, il medico spiega come le dosi di Sputnik vadano conservate a temperature di – 20 gradi e di come prima dell’utilizzo abbiano bisogno di rimanere circa 40 minuti a temperature ambiente. «Nel giro di due ore poi devono essere iniettate. Questo comporta che l’organizzazione debba essere più accorta rispetto agli altri vaccini», continua Ceccarini.

Intanto anche la risposta della popolazione sembra essere stata di grande partecipazione e poco timore. «Abbiamo avuto un vero e proprio assalto alle linee telefoniche. Gli oltre 3.500 over 75 coi quali partiremo domani, si sono già prenotati tutti» annuncia il medico dell’Ospedale di Stato. Oltre alle dosi russe, Ceccarini conferma la presenza di un ordine italiano che il governo stavolta spera di ricevere. «Al 99% dovrebbero arrivare la prossima settimana».

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