Francia, solo il 30% degli operatori sanitari si è vaccinato: «Non sono mostri, il problema è AstraZeneca»

Per Thierry Amouroux, portavoce dell’Unione nazionale del personale infermieristico (SNPI), la resistenza di medici e infermieri è legata al farmaco inglese «poco efficace per una categoria così esposta»

Dopo mesi di lockdown, Macron e i suoi ministri vogliono cercare di far ripartire quanto prima il Paese e allentare le restrizioni, evitando una terza chiusura nazionale. Con l’andamento della curva che negli ultimi giorni ha continuato a superare i 25mila contagi, la nuova stretta dovrebbe riguardare però chiusure mirate nei weekend, da cui sarebbe esentata la Regione di Parigi.


Più centri di vaccinazione in tutto il Paese

Sul fronte della campagna vaccinale, l’obiettivo del governo francese è ambizioso: vaccinare almeno 20 milioni di persone entro metà maggio, e raggiungere la soglia delle 30 milioni in estate. Ad oggi, la Francia è riuscita però a immunizzare solo 1.84 milioni di persone, ovvero il 2,7% della popolazione. Mentre sono 3,39 milioni quelle ad aver ricevuto almeno una dose. Ma i contagi corrono. E lo fa soprattutto la variante inglese. Il 60% delle nuove infezioni registrate nel Paese sono collegate alla mutazione scoperta nel Regno Unito. Nei prossimi giorni la Francia aprirà quindi nuovi centri di vaccinazioni anche nel weekend in 23 regioni a rischio. Da metà marzo, invece, anche le farmacie potranno somministrare i vaccini. Al momento, i primi dati incoraggianti, dimostrano come la vaccinazione sta già avendo un impatto sugli over 80, dove si è visto un calo del 17% nel numero delle infezioni.

L’appello del ministro della Salute

A oggi, il vero problema della Francia, rimane però il “no” di molti operatori sanitari alla vaccinazione. «Quasi il 40% del personale sanitario nelle residenze per anziani e il 30% del personale degli ospedali sono vaccinati», scrive il ministro alla Salute francese, Olivier Véran, in un appello rivolto a tutta la comunità di medici e infermieri osservando come questi numeri non bastano visto che «degli stock del vaccino AstraZeneca sono ancora disponibili nella maggior parte delle strutture. Ve lo domando per voi stessi, i vostri cari, i francesi». «Se non siete ancora vaccinati – aggiunge – fatelo rapidamente. Ne va della nostra sicurezza collettiva e della capacità di tenuta del nostro sistema sanitario».

Il “no” degli operatori sanitari

Tuttavia, gli operatori sanitari non rientravano tra i gruppi prioritari. In cima alla lista di gruppi da vaccinare c’erano il personale e gli ospiti delle Rsa e gli operatori sanitari sopra i 50 anni. Una strategia che è cambiata a partire dal 6 febbraio con l’approvazione di AstraZeneca. Ma è proprio il via libera al vaccino inglese ad aver creato malumori tra medici e infermieri.

Per Thierry Amouroux, portavoce dell’Unione nazionale del personale infermieristico (SNPI), «il problema è legato al vaccino, per niente alla vaccinazione in generale. Gli operatori sanitari non si fidano di AstraZeneca», ha spiegato su Franceinfo. «Questa comunicazione è del tutto deleteria: abbiamo l’impressione che gli eroi di ieri siano diventati mostri e noi non vogliamo fare da capro espiatorio per un governo incapace di gestire mascherine, test e, oggi, vaccinazioni. AstraZeneca, sia chiaro, è un vaccino corretto per la popolazione generale nel suo insieme, ma d’altra parte, per una popolazione così esposta come gli operatori sanitari, è tra i tre vaccini autorizzati il meno efficace».

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