L’America piange ancora, ma neanche Biden riuscirà a darle una (vera) legge sulle armi

La strage di Boulder aumenta la pressione sul presidente. Ma la strada per una svolta è tutta in salita, per ragioni storiche e politiche

Colombine, Aurora, e ora Boulder. Nel Colorado sono avvenute alcune delle sparatorie di massa più drammatiche degli Stati Uniti, e adesso lo Stato è teatro del secondo massacro americano in sette giorni. La descrizione dei fatti è tanto semplice quanto sconcertante: un ragazzo di 21 anni è entrato in un supermercato con un fucile d’assalto e, senza dire una parola, ha iniziato a sparare uccidendo dieci persone. Boulder segue la sparatoria della settimana scorsa ad Atlanta, e allunga l’elenco delle tragedie americane di questo tipo, incomprensibili se guardate con occhi europei.


Se gli otto morti della strage di Atlanta avevano acceso l’attenzione sulla violenza contro gli asiatici americani, la strage di Boulder ha rinnovato il dibattito sul controllo delle armi. Nel 2020 le restrizioni da Covid-19 avevano fatto registrare il numero più basso di uccisioni di massa da almeno un decennio, ma i primi mesi del 2021 hanno segnato l’inversione di tendenza. 

Il presidente Joe Biden conosce bene l’argomento. Dopo la strage di Sandy Hook del 2012 in cui un ventenne uccise 26 persone (tra cui 20 bambini), il presidente Barack Obama l’aveva incaricato di elaborare un pacchetto di misure per il controllo delle armi. Il piano prevedeva nuove leggi da far approvare al Congresso, ma alla fine l’amministrazione Obama-Biden non riuscì a introdurre nessuna nuova legislazione federale.

La storia e il mito del secondo emendamento

Il diritto dei cittadini statunitensi di possedere armi è sancito dal Secondo emendamento della Costituzione. Uno dei fondamenti del pensiero politico americano durante la rivoluzione era la preoccupazione di una deriva tirannica del governo. I federalisti, difendendosi dagli oppositori che li accusavano di creare un regime oppressivo, furono molto attenti a riconoscere il rischio autoritario, ed è in questo contesto che il diritto di essere armati venne riconosciuto come una protezione dalla violenza del governo.

Per gli americani quindi il possesso delle armi da fuoco fa parte della storia della nazione, dalla sua genesi con l’indipendenza dai britannici al mito della frontiera con la conquista dei territori inesplorati del West, quando le armi servivano a chi viveva in luoghi isolati per proteggersi dai banditi. Un modo di pensare che sopravvive fino a oggi come diritto a difendere il proprio focolare domestico e le proprietà. Una mentalità incomprensibile per gli europei e contestata da gran parte degli americani, ma abbastanza diffusa e radicata da resistere a una lunga lista di tragedie.

L’America e le armi, oggi

Si stima che i civili statunitensi possiedano 393 milioni di armi da fuoco, e che una quota tra il 35% il 42% delle famiglie abbia almeno una pistola. In questi numeri però c’è veramente di tutto, dalle vecchie pistole ereditate dai genitori e tenute dietro una teca di vetro (o in soffitta), al fanatico della sopravvivenza o feticista delle armi che ha un garage pieno di fucili e pistole e va al poligono di tiro tutti i fine settimana a sparare insieme agli amici, pur essendo del idealmente innocuo. 

Inoltre la legislazione varia da luogo a luogo, e di molto. Negli Stati dove il culto delle armi è ridotto c’è una regolamentazione più stringente, in altri invece è possibile comprare fucili d’assalto al centro commerciale. In alcuni Stati si possono avere pistole e fucili ma niente armi automatiche; in altri armi automatiche ma solo con caricatori limitati; poi ci sono Stati dove sì può comprare di tutto. Ci sono anche regolamentazioni diverse sui documenti da presentare (fedina penale) e nella registrazione dell’arma.

Una diversità che permette, almeno in parte, di mitigare il problema rispondendo alle diverse sensibilità politiche e sociali del luogo. Un contesto che il Gifford Law Center ha cercato di classificare dando un “voto“ a ogni Stato. Tuttavia, resta il fatto che in un contesto del genere è facile accedere a una pistola o un’arma automatica e fare una strage. Ricostruendo le storie di massacri come quello di Sandy Hook – dove un figlio ha usato le armi della madre – si scopre quante stragi potevano essere evitate. 

Le possibilità di Biden

Nel 2019 alcuni sondaggi hanno rilevato che la maggioranza degli americani sostiene leggi più severe sulle armi, e che la violenza armata stava iniziando a spaventare le persone, posizioni che nel 2020 hanno trovato riscontro nelle urne con il voto per Biden. Ma nonostante il sostegno a legiferare in favore controlli più rigorosi per comprare armi, i Repubblicani sono storicamente contrari a tutti i tentativi più severi nella regolamentazione delle armi, e nei 4 anni della presidenza di Donald Trump le posizioni si sono radicalizzate. 

Il dibattito continuerà a dividersi e probabilmente i Democratici riusciranno ad aumentare limiti e controlli negli Stati che governano, e a fare pressioni affinché avvenga lo stesso negli altri. Ciò nonostante, è difficile pensare che Biden riesca a trovare una maggioranza abbastanza ampia da introdurre una legge federale in grado di svuotare di significato il Secondo emendamento e ridurre drasticamente la presenza di armi nelle case degli americani. 

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