Vaccini, business delle mascherine e lockdown ritirato: così Merkel è stata messa in crisi dalla pandemia

Il dietrofront della Cancelliera sulle restrizioni è l’ultimo di una serie di passi falsi sulla gestione della Covid-19

Lo scorso martedì 23 marzo i negoziati tra governo federale e stati tedeschi erano iniziati alle 14 e proseguiti fino alle 3 di notte per concludersi con un lockdown rafforzato nella settimana di Pasqua con relativa chiusura di negozi, supermercati e l’annullamento delle funzioni religiose. Ma dopo le aspre critiche che hanno travolto l’esecutivo, la Cancelliera ha fatto dietrofront e il giorno dopo ha convocato un nuovo vertice per revocare le decisioni, assumersi tutta la responsabilità dell’errore e chiedere scusa ai tedeschi. Anche per la Germania, il tempo del compiacimento per la buona gestione del Covid-19 è solo un lontano ricordo. 


Dopo 16 anni di cancellierato che hanno ridisegnato il ruolo e l’immagine della Germania in Europa e nel mondo, è stata la pandemia a mettere la maggioranza dei tedeschi contro Angela Merkel e il suo partito. Merkel ha chiesto scusa anche nel parlamento, e tutto il Bundestag ha applaudito, ma in calendario ci sono le elezioni politiche del 26 settembre e la competizione è aperta come non lo era da tanto tempo. Merkel aveva già programmato da tempo di lasciare la politica alla fine di questo mandato, ma di sicuro non è così che aveva immaginato i suoi mesi finali.

Gli ultimi sondaggi rilevano un crollo della la CDU/CSU. Le rilevazioni più recenti di Allensbach e Forsa registrano un consenso del 28-26% rispetto al 37-35% di fine febbraio. A giugno dell’anno scorso era addirittura al 40%. Inoltre, gli istituti ritengono che il 22% dei Die Grünen (Verdi) abbia un potenziale di crescita maggiore rispetto al partito della Cancelliera. In altre parole, il divario registrato è inferiore a è quello che sembra: la CDU/CSU ha poca possibilità di crescere, i Verdi ne hanno molta.

Durante e dopo la prima ondata pandemica, il sostegno per la CDU/CSU era aumentato, l’opinione pubblica era convinta che la classe dirigente del partito di Merkel fosse la garanzia migliore per la gestione della crisi. Il caos che si è venuto a creare con le ondate successive e la campagna vaccinale nella paralisi però ha dimostrato al Paese che la speranza era mal riposta. Gli scandali di malaffare legati al business delle mascherine che hanno coinvolto i parlamentari di CDU e CSU hanno dato il colpo finale, e la fiducia è finita. 

Merkel è una leader in stato d’assedio

Da metà aprile il collo di bottiglia nella fornitura di vaccini si allenterà, ma il consenso per la CDU/CSU non aumenterà con i tassi di immunizzazione. Merkel è una leader in stato d’assedio. Anche se la sua eredità storica non è a rischio, il partito è nel panico. In politica la fiducia dell’opinione pubblica nella gestione delle crisi è un fattore importante. Le grandi coalizioni di Merkel avevano la reputazione di essere noiose ma competenti. Senza l’illusione della competenza, le ragioni a sostegno di un voto collaudato svaniscono, e si fa strada la voglia di cambiare.

Alle elezioni del 26 settembre la CDU/CSU dovrebbe essere ancora il primo partito della Germania, ma arrivati a questo punto a essere importante non è tanto il nome del prossimo Cancelliere: se Armin Laschet della CDU o Markus Söder della CSU, o Robert Habeck o Annalena Baerbock dei Verdi. La questione più rilevante sono le conseguenze politiche della fine della supremazia di un partito che fino a pochi mesi fa veniva considerato insostituibile e incontestabile, e ora nella migliore delle ipotesi è candidato a governare con i Verdi da partner alla pari. 

Ora sono i Verdi a rappresentare il partito insostituibile

Sono proprio i Verdi adesso a rappresentare il partito insostituibile. In teoria, anche se è uno scenario improbabile, una coalizione senza CDU/CSU è possibile. Al contrario, non ci sono coalizioni realistiche senza i Verdi, e questo al tavolo del negoziato di coalizione (il koalitionsvertrag) conta. Per la prima volta nella loro giovane ma lunga storia, sono loro il partito con cui fare i conti. Nessuno sa se un Cancelliere o un ministro delle finanze dei Verdi sarebbe più o meno competente dei leder già collaudati, quello che è cambiato è che adesso i tedeschi vogliono scoprirlo.

L’arrivo dei Verdi alla Cancelleria porterebbe a un allentamento dei dogmi sui vincoli di bilancio e a una nuova discussione delle regole fiscali, sia in Germania che in Europa; un’uscita accelerata dall’industria a carbone e un allontanamento dalla dipendenza dal gas russo, con tutte le conseguenze geopolitiche che comportano. Nonostante la fine dell’era Merkel, fino a pochi mesi fa le elezioni tedesche potevano sembrare noiose, un semplice passaggio del testimone tra leder della CDU, o CSU. Adesso sono un appuntamento di estremo interesse, che avrà conseguenze dirette su tutta la politica europea.

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