Il capo della Protezione civile Curcio: «Le dosi di vaccino a fine giornata? Regole chiare o perdiamo la fiducia della gente. Serve un accordo con le Regioni»

Il capo della Protezione civile, in audizione alla Camera dei deputati: «Nel primo trimestre l’Italia ha ricevuto un milione di dosi in meno dalle aziende produttrici»

Fabrizio Curcio, subentrato ad Angelo Borrelli nel ruolo di capo dipartimento della Protezione Civile, ha fatto il punto sull’emergenza Coronavirus nel corso di un’audizione alla Camera, il 30 marzo. La prima cosa che ha voluto ribadire riguarda le modalità di approvvigionamento dei vaccini: «Ad acquistare i vaccini è l’Unione europea, che ha accordi in esclusiva con le case farmaceutiche». Curcio ha anche sottolineato che la strategia, al momento, «non è cambiata: il ministero della Salute ha ritenuto opportuno avviare interlocuzioni con altri partner europei in modo tale da procedere in maniera congiunta alle negoziazioni con le case farmaceutiche, per ottenere i farmaci per tutta l’Ue. L’acquisizione avviene tramite la Commissione e in base a questo è stato firmato un accordo che prevede per gli acquisti l’esclusiva della Commissione».


Il gap nelle forniture

Il capo della Protezione civile, parlando ai parlamentari, ha rimarcato una delle criticità riscontrate durante l’avvio della campagna vaccinale: «Erano previste 15,6 milioni di dosi per il primo trimestre – ha spiegato -. Questo valore, oggi, è chiuso a circa 14 milioni e 170 mila dosi, oltre un milione di dosi in meno». Il gap nella fornitura sarebbe imputabile ai ritardi delle case farmaceutiche. Poi, riferendosi alle recenti polemiche sulla leale collaborazione tra Stato e Regioni, Curcio ha assicurato che la Protezione civile e il Commissario per l’emergenza stanno svolgendo un’azione di «assoluto supporto alle Regioni».

Sul tema dei «vaccini (che restano a fine giornata), è necessaria una omogeneizzazione, ne parlerò al commissario» Figliuolo. «Al di là di indicazioni generali serve secondo me un accordo con le Regioni per indirizzare le dosi che restano non al ventenne, ma alla stessa categoria a cui erano destinate. Sennò si creano situazioni che stridono, persone che si mettono fuori e aspettano, meccanismi che fanno perdere la fiducia del cittadino. Se la perdiamo, la campagna non va avanti».

Figliuolo: «Oltre 8 milioni di dosi in arrivo»

Il capo della Protezione civile ha ribadito che non c’è alcuna volontà di sostituirsi – nell’esecuzione della campagna vaccinale – alle Regioni, poiché «ci sarebbero difficoltà a intervenire su organizzazioni che sono fortemente territoriali». E ha concluso: «Noi possiamo agire per supportare e migliorare gli standard delle performance». Prima di Curcio, in mattinata, il generale Paolo Figliuolo aveva fornito le sue previsioni riguardanti le vaccinazioni nel mese di aprile: «Confermato trend in crescita, con oltre 8 milioni di dosi in arrivo, 400 mila delle quali del tipo Johnson & Johnson». L’obiettivo per il prossimo mese resta quello di raggiungere il target di 500 mila somministrazioni al giorno.

Con un’ordinanza firmata oggi dallo stesso Figliuolo, è stato disposto che ogni Regione o Provincia autonoma «dovrà procedere alla vaccinazione non solo della popolazione residente ma anche di quella domiciliata nel territorio regionale per motivi di lavoro, di assistenza familiare o per qualunque altro giustificato e comprovato motivo che imponga una presenza continuativa nella Regione o Provincia autonoma». 

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