Coronavirus, 1,1 milioni di britannici affetti da long Covid. L’Oms: «In Europa vaccinazioni troppo lente»

Nel Regno Unito circa 500 mila pazienti dicono che la malattia influisce ancora sulla loro quotidianità, nonostante si siano negativizzati. Negli Usa ritardi nelle consegne di aprile del vaccino J&J

REGNO UNITO

EPA/ANDY RAIN | Londra, Regno Unito

1,1 milioni di britannici affetti da long Covid

L’Ufficio nazionale di statistica del Regno Unito ha pubblicato i dati relativi ai sintomi postumi della Covid-19 che persistono nei cittadini che si sono negativizzati dopo aver contratto l’infezione. Ammontano a 1,1 milioni i pazienti che soffrono di sindrome post-Covid, la metà dei quali ha dichiarato che la malattia sta continuando a influire sulla loro quotidianità. Circa 196mila pazienti, poi, hanno affermato che la capacità di riprendere le attività regolari è stata seriamente compromessa dai postumi della Covid-19. I dati sono relativi a quelle persone che sono ancora alle prese con gli effetti del Coronavirus ad almeno quattro settimane dall’infezione.


OMS

EPA/SALVATORE DI NOLFI | Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e il direttore esecutivo del programma emergenze dell’Oms, Michael Ryan

Oms: «Il ritmo delle vaccinazioni procede con una lentezza inaccettabile»

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme sull’andamento della pandemia di Coronavirus in Europa. L’esponenziale aumento di nuovi casi registrati nel continente, infatti, viene ritenuto «il più preoccupante» degli ultimi mesi. Gli esperti dell’Oms, al contempo, sottolineano che il ritmo delle vaccinazioni anti-Covid a livello europeo procede con una lentezza «inaccettabile». «I vaccini rappresentano il nostro modo migliore per uscire da questa pandemia – sottolinea in una nota il direttore dell’Oms per l’Europa, Hans Kluge -. Tuttavia, l’impiego dei vaccini è inaccettabilmente lento», causando così il «prolungamento della pandemia».

USA

JUSTIN TALLIS / AFP | Fiale del vaccino anti Covid prodotto da Johnson & Johnson

Ritardi nelle consegne di aprile di J&J dopo l’errore nello stabilimento di Baltimora

Circa 15 milioni di dosi del vaccino anti Covid di Johnson & Johnson sono state rovinate dopo un errore umano commesso nello stabilimento di Baltimora. Come riporta il New York Times, l’impianto è gestito da Emergente BioSolutions, azienda che lavora sia per J&J che per AstraZeneca. E proprio gli ingredienti dei due diversi vaccini sarebbero stati mischiati per errore, rendendo inutilizzabili 15 milioni di dosi attese per la consegna ad aprile negli Stati Uniti. La Fda ha intanto rassicurato che le dosi già consegnate dalla casa farmaceutica sono state prodotte nello stabilimento in Olanda, così come quelle previste in consegna la prossima settimana nei vari Stati americani, perché già validate dai controllori sanitari Usa.

INDIA

EPA/DIVYAKANT SOLANKI | Un uomo di Mumbai in India riceve una dose del vaccino anti Covid al centro di vaccinazione del Serum Institute dell’India

L’India ferma le esportazioni di dosi per accelerare le vaccinazioni

Da oggi 1 aprile l’India ha aperto le prenotazioni per i vaccini alle persone sopra i 45 anni, ritardando ancora una volta le esportazioni di milioni di dosi dal più grande produttore mondiale di farmaci. Finora l’India ha somministrato 64 milioni di dosi e ne aveva esportate altrettante, riporta l’agenzia Reuters. Il che ha scatenato forti proteste nel Paese, visto che la campagna di vaccinazione prosegue a rilento, mentre il numero dei contagi mantiene l’India ai livelli allarmanti del Brasile. Il piano di vaccinazioni indiano è partito dai lavoratori più a rischio, oltre che dagli anziani e i soggetti più fragili usando il vaccino di AstraZeneca, prodotto in patria dalla società Bharat Biotech. A breve l’agenzia del farmaco indiana si prepara ad approvare l’uso in emergenza anche del vaccino russo Sputnik V.

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