Dopo lo stop negli Usa, Johnson & Johnson annuncia ritardi in Europa. L’Aifa: «Probabili limitazioni al vaccino». A rischio il piano Figliuolo

Il ministro Speranza dopo la riunione d’urgenza con gli esperti: «Valuteremo nei prossimi giorni, ma è un farmaco importante e va utilizzato»

Monta il caso Johnson & Johnson. Oggi, 13 aprile, si è tenuta una riunione al Ministero della Salute, con l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l’Istituto superiore di sanità (Iss) e il Comitato tecnico scientifico (Cts) per discutere della sospensione in via precauzionale del vaccino decisa negli Usa. La decisione è arrivata dopo la segnalazione di un decesso ed eventi di trombosi in 6 giovani donne che avevano ricevuto la dose del vaccino contro il Coronavirus. E mentre l’azienda annuncia il rinvio del lancio del proprio farmaco in Europa, le istituzioni e il governo sono chiamate a prendere una decisione rapida e definitiva.


Il ministro della Salute Roberto Speranza ha commentato: «Abbiamo fatto oggi una riunione con i nostri scienziati e l’Aifa e siamo in collegamento con l’Ema: valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli Usa ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore ma io penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante». Il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, da parte sua non ha escluso limitazioni all’uso del farmaco: «Il vaccino J&J è altamente sicuro con rapporto rischio beneficio chiaramente favorevole come è stato dimostrato dagli studi. Ci sono molte similitudini con il vaccino AstraZeneca, le limitazioni sono quindi possibili e ragionevoli e sarà probabilmente la direzione verso la quale ci si muoverà tutti assieme».

Le prime consegne a Pratica di Mare e i ritardi

In attesa di una decisione, Johnson & Johnson ha annunciato che ritarderà il lancio del suo vaccino in Europa: una notizia che creerà ulteriori problemi alla campagna vaccinale organizzata in Italia dal commissario Francesco Paolo Figliuolo. Nel piano vaccinale nazionale – presentato esattamente un mese fa – era previsto l’arrivo di 26,57 milioni di dosi di Johnson & Johnson entro la fine del 2021: 7,31 milioni di dosi nel secondo trimestre, 15,94 milioni nel terzo e 3,32 nel quarto trimestre 2021.

L’azienda farmaceutica ha precisato di aver deciso di «ritardare il lancio» del proprio siero in Europa «in un’ottica di trasparenza e in attesa delle valutazioni delle autorità sanitarie europee». Le prime 184 mila dosi del vaccino Janssen arriveranno comunque nel pomeriggio nell’aeroporto militare a di Pratica di Mare. Il primo lotto del vaccino statunitense si unirà unirsi alle circa 175 mila dosi di vaccino Vaxzevria: come ha sottolineato la struttura commissariale, i due arrivi sono parte del totale dei 4,2 milioni di dosi previste in consegna nel periodo 15-22 aprile.

L’Ema: «Non è chiaro se esista un nesso tra vaccino e trombosi»

Il comitato per la sicurezza dell’Ema sta indagando «dalla scorsa settimana» su tutte le segnalazioni di eventi embolici nelle persone che hanno ricevuto il vaccino, allo scopo di fornire agli Stati membri dell’Unione europea le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni sull’uso dei vaccini nelle loro campagne di vaccinazione nazionali. Al momento, però, non è ancora chiaro se esista o meno un’associazione causale. La Commissione europea, in attesa del pronunciamento dell’Agenzia europea del medicinale, ha dichiarato che monitorerà la questione dei ritardi nelle consegne. «Anche il comitato direttivo segue da vicino la questione – spiegano fonti Ue – per garantire un approccio coerente dell’Ue».

Gelmini: «Niente panico»

La ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha chiesto di evitare allarmismi. «Anche AstraZeneca ha avuto questo percorso, ma i vaccino sono sicuri», ha detto su Tgcom 24. «Non allarmiamoci. Il numero dei casi sospetti di Johnson & Johnson è inferiore a quelli di AstraZeneca. Non vuol dire che non sono sicuri: è più pericoloso non fare il vaccino». «Su Janssen ci sia una decisione veloce, senza tentennamenti e incertezze», ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. «Bisogna evitare di fare ciò che è stato fatto con il vaccino AstraZeneca. Le autorità si pronuncino con una voce sola: mi auguro che si mantenga un livello di razionalità e di pragmatismo, perché il rischio di una tempesta perfetta è molto alto».

Gli esperti su Twitter: «Procedere con voce univoca»

Dopo la mossa degli Stati Uniti, esperti e virologi hanno iniziato a dire la loro sui social. Roberto Burioni, virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha notato su Twitter che il vaccino Johnson & Johnson è simile a quello AstraZeneca, «e simili purtroppo potrebbero essere anche gli effetti collaterali». Indispensabile, scrive, sarà avere «una sorveglianza accurata e un’attenzione particolare alla comunicazione».

Per l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola, la speranza è che «almeno in questo caso ci si muova tutti in maniera coordinata». Stesso auspicio per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Speriamo che in Europa ci sia una voce unica e una decisione univoca».

Immagine di copertina: ANSA / JUSTIN TALLIS

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