I numeri in chiaro, Taliani: «L’epidemia rallenta da dieci giorni ma le terapie intensive sono in costante crescita» – Il video

Il dato giornaliero dei ricoveri in terapia intensiva «rende ragione anche di un tasso di mortalità che non deflette nel tempo». E sulla Sardegna: «Unica regione bianca fino a poco fa, lunedì passa in zona rossa. Una falsa percezione di sicurezza è potenzialmente pericolosa»

«Possiamo davvero immaginare che d’ora in poi le condizioni dell’epidemia da Coronavirus siano in previsione di miglioramento costante. Ma non dobbiamo dimenticare il fatto che, per un certo periodo, sarà indispensabile avere un’attenzione sistematica ai comportamenti individuali. È ancora presto per abbandonarsi al sollievo». Gloria Taliani, professoressa ordinaria di Malattie infettive all’Università La Sapienza di Roma, commenta così per la rubrica I numeri in chiaro gli ultimi dati sull’evoluzione del contagio nel nostro Paese.


Entrando nei dettagli, secondo la professoressa il dato più interessante degli ultimi dieci giorni è la variazione nella media settimanale dei contagiati: «Il 31 marzo avevamo 21.317 casi, il 3 aprile siamo scesi a 20.171, il 5 aprile a 18.623, il 7 aprile a 16.717, oggi a 15.176. Il trend quindi si conferma, è basato su una media settimanale e quindi è più credibile, perché rappresenta un dato pesato sull’andamento dei giorni precedenti». Certo, il numero dei decessi rimane purtroppo elevato, ma anche su questo fronte «siamo in decremento».

Quello che invece non cambia sono gli accessi in terapia intensiva. Spiega sempre Taliani: «Dal 2 febbraio sono costantemente in crescita e non c’è stato alcun momento di deflessione. Il 2 febbraio avevamo lo 0,5% dei positivi totali che andavano in terapia intensiva, poi siamo saliti allo 0,67%. Questo incremento fa pensare che ci sia un rapporto con la circolazione delle varianti Covid, che si sono diffuse in modo più sistematico. Di sicuro il rapporto tra numero di infezioni e numero di ricoveri in terapia intensiva è sempre cresciuto dal 2 febbraio a oggi. Lentamente, ma è cresciuto. E questo dato rende ragione anche di un tasso di mortalità che non deflette nel tempo».

Se il quadro è questo, cosa dobbiamo aspettarci con il passaggio in arancione di quasi tutta Italia a partire da lunedì? Per la professoressa occorre tenere a mente due casi emblematici. Il primo riguarda la provincia autonoma di Bolzano: «Per un periodo il numero di casi è cresciuto in modo continuativo e apparentemente non c’era modo di fermarlo». Ora invece, dopo un prolungato lockdown, «Bolzano è una realtà virtuosa, è a rischio pandemico basso e questo significa che quando il problema viene affrontato in modo sistematico, la via per contenere l’infezione c’è».

All’opposto si colloca invece la Sardegna: «Unica regione bianca fino a poco tempo fa, lunedì passa invece in zona rossa. Questo significa che una falsa percezione di sicurezza è potenzialmente pericolosa e che l’andamento dell’epidemia è strettamente collegato ai nostri comportamenti individuali». Detto questo, secondo Taliani, si possono e si devono immaginare delle riaperture: «Non si può rimanere confinati per sempre».

E in quest’ottica può essere utile confrontare l’andamento attuale degli ospedalizzati, elemento critico per le riaperture perché dà conto della pressione esercitata dall’epidemia sui servizi sanitari, con quello delle ondate precedenti: «In Italia ci sono stati tre momenti di picco molto evidenti: uno il 4 aprile 2020, uno il 24 novembre 2020 e uno il 7 aprile 2021. Un anno fa, superato quel picco, è iniziata la deflessione naturale che ha portato alla tregua estiva».

Per la professoressa è assai verosimile che in questo periodo accada la stessa cosa, con in più l’arma dei vaccini e l’incremento dei soggetti immuni perché guariti dall’infezione. Quindi, in prospettiva, «possiamo davvero immaginare che le condizioni siano in previsione di miglioramento costante. Ma non dobbiamo dimenticare il fatto che, per un certo periodo, sarà indispensabile avere un’attenzione sistematica ai comportamenti individuali. Insomma: è ancora presto per abbandonarsi al sollievo».

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