Alta tensione sulle riaperture, la questura di Roma vieta il sit-in di IoApro. Ristoratori e commercianti: «Domani ci saremo»

Il movimento promette l’arrivo nella Capitale di 50 mila manifestanti. «Ribaltiamo il parlamento, senza violenza, solo con la voce. Dovranno scendere dal palazzo e venire a chiederci scusa»

La questura di Roma ha avvertito gli organizzatori della manifestazione di domani in piazza Montecitorio che non c’è alcuna autorizzazione. Ristoratori e commercianti del movimento IoApro non vogliono però sentir ragioni e domani hanno tutte le intenzioni di presentarsi davanti alla Camera, con l’ambizione di creare una «catena umana di 50 mila persone». Numeri a parte, i nervi tornano tesissimi alla vigilia della protesta organizzata con il passaparola sui social, perché spiega la Questura: «la piazza è stata già concessa e, quindi occupata da un’altra manifestazione regolarmente preavvisata nei giorni precedenti, che si svolgerà nella stessa fascia oraria con la prevista partecipazione di 100 persone».


Concedere l’autorizzazione da parte della Questura sarebbe stato già difficile proprio per la promessa degli organizzatori, considerando che le per le regole anti contagio per il Coronavirus, la piazza non può ospitare più di 100 persone. La manifestazione pubblicizzata dalla pagina IoApro, dunque, «non è autorizzata» chiarisce la Questura. Chiarimento però che sembra cadere nel vuoto, visto che in una diretta Facebook, Umberto Carriera, tra gli organizzatori del movimento ha ribadito: «Circonderemo il parlamento in maniera gandhiana. Lunedì saremo a Roma per ribaltare il palazzo, senza violenza, solo con la nostra voce – sottolinea -. Immaginate 50mila persone che si tengono per mano e circondano il parlamento. Dovranno scendere dal palazzo e venire a chiederci scusa».

All’agenzia LaPresse, Antonio Alfieri, uno dei fondatori di “IoApro”, argomenta così il diniego della disposizione della questura: «Vietarci tutte le piazze mi sembra eccessivo, lo hanno fatto solo per mettere in difficoltà la gente. Quanti saremo? Dipende quanti riescono ad arrivare, partiranno i treni e i bus, poi li fermeranno. Non non so cosa succederà. Noi non siamo violenti, siamo imprenditori e lavoratori, cerchiamo solo di resistere e ci vogliamo far sentire». Circa le richieste del movimento, Alfieri spiega: «Vogliamo riaprire in sicurezza già domani, noi siamo pronti. Non so se il governo vuole dialogare con noi, noi stiamo fallendo tutti. Ci hanno dato due lire per i ristori, le banche non ci finanziano perché siamo catalogati come soggetti a rischio – e conclude -. A me è arrivato uno bollettino della Tari del 2020 da 8.200 euro. Non ne possiamo più».

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