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Coronavirus, crisi e delivery mettono a rischio 70mila negozi: «Potrebbero chiudere per sempre»

Nessun ristoro nel 2021: le attività commerciali sono andate incontro a una crisi durissima dalla quale molti potrebbero non riprendersi

Decreti restrittivi e il vantaggio dell’e-commerce: il Coronavirus ha messo in difficoltà decine di migliaia di attività commerciali. Secondo un’analisi Confesercenti, sono circa 70 mila i negozi che – senza un’inversione di tendenza – potrebbero cessare definitivamente nel 2021. Le misure anti Coronavirus e i rischi del contagio hanno dato ulteriore spinta alle vendite online, affossando quelle di negozi e supermercati. A rischio ci sarebbero soprattutto le 35 mila attività nei centri storici e le gallerie commerciali.


«Così non possiamo andare avanti, le attività economiche sono al limite», scrive Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet Confesercenti. Già a Open Banchieri aveva lamentato la mancanza di ristori in tutto il 2021: per le perdite di gennaio, febbraio, marzo e aprile, infatti, gli esercenti non hanno ricevuto nessun sostegno. «Il governo deve riprendere il confronto con le associazioni di categoria per trovare soluzioni sostenibili per il settore. Si continua a ragionare sui sostegni riferendosi al 2020, mentre dobbiamo concentrare gli sforzi anche sul sostegno alle imprese che sono ancora sottoposte a restrizioni nel 2021, come i pubblici esercizi».


«Bene aver iniziato a programmare la ripartenza – scrive ancora Banchieri – ma sulle riaperture ci aspettavamo di più. Così la maggior parte dei pubblici esercizi non potrà riaprire: meno della metà dei ristoranti ha a disposizione spazi esterni, e nella stragrande maggioranza di casi – in particolare nei centri storici – si tratta di dehors di dimensioni modeste». Secondo Confesercenti, inoltre, è necessario che «anche i centri commerciali» vengano «inseriti nel piano delle riaperture» previste a partire da fine aprile.

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