Scuola, Miozzo: «Mai più Dad, non ha funzionato. Ora contro il Covid servono più test e più autobus»

L’ex coordinatore del Cts è soddisfatto del rientro in classe dopo lo stop imposto dall’emergenza. E vuole fare in modo che la didattica a distanza non torni più

Da qualche settimana Agostino Miozzo, ex coordinatore del Cts, si occupa di scuola al Ministero dell’Istruzione. Chiamato dal ministro Patrizio Bianchi come consulente, sostiene da tempo la necessità di ritornare in classe nonostante il Coronavirus. «La didattica a distanza non ha funzionato», ha detto in un’intervista al Messaggero. «Gli esperimenti in emergenza sono destinati a fallire, e sconteremo quest’anno e mezzo di non presenza». Secondo lui, non c’era motivo di lasciare i ragazzi e i bambini a casa per tutto questo tempo, con approcci «schizofrenici». Il problema, dice, non è all’interno delle aule ma fuori, sui mezzi di trasporto in primis.


«Le scuole non sono esenti da rischi, ma bisogna fare una distinzione tra l’interno e l’esterno della scuola», sostiene Miozzo. «All’interno c’è una quota di rischio ridotta dalle regole e dall’attenzione dei docenti. All’esterno restano i problemi dei trasporti e degli assembramenti». Un aspetto da non sottovalutare, quello dei mezzi pubblici: se non ce ne sono abbastanza per muovere i ragazzi in sicurezza, allora «bisogna noleggiare nuovi bus, per fare un esempio».


Lezioni all’aperto e test a campione

Come oramai è noto, però, Cts e governo lavorano sull’autunno prossimo. Anche quest’anno è scivolato via senza troppi interventi. C’è modo di recuperare un po’ di apprendimenti almeno durante l’estate? Secondo Miozzo sì: approfittare della bella stagione per fare didattica all’aperto. Stando a quanto si apprende, l’idea sarebbe quella di renderla però facoltativa (anche per non incontrare le opposizioni dei sindacati). La task force chiamata dal ministero proprio per studiare una strategia di recupero è ancora al lavoro, ma per Miozzo bastano «spirito di iniziativa, capacità di adattamento e fantasia».

Per farsi un’idea ancorata ai dati su quanto e se sia sicura la scuola, comunque, servono i dati. E non si possono avere senza una strategia di tracciamento adeguata e continua che fornisca delle informazioni affidabili su cui basare le decisioni presenti e future. «Questo discorso con il Ministero della Salute deve proseguire, svolgendo dei controlli a campione», sostiene Miozzo, che a marzo aveva negato la possibilità di fare test a tappeto ogni settimana. «Si sceglie la scuola X un giorno, la scuola Y un altro, e valuti così ciclicamente l’evoluzione del contagio». Il primo passo, però, è il via libera ai test salivari.

Immagine di copertina: ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI

Leggi anche: