Gap tecnico, mentalità vincente e gestione dell’ambiente: tutte le sfide di José Mourinho alla Roma

L’annuncio di ieri può dare il via alla rivoluzione cercata per anni nel club. Ma i nodi da sciogliere sono diversi, come insegnano la storia recente del tecnico portoghese e quella della sua nuova squadra

L’arrivo di José Mourinho alla Roma potrebbe significare il primo importante salto di qualità della presidenza Friedkin, oltre che un nuovo inizio per il club giallorosso in termini di progettualità sportiva e di branding. Il tecnico portoghese, infatti, porta con sé quella mentalità vincente che non c’è stata nelle ultime stagioni, con la debacle per 6-2 all’Old Trafford contro il Manchester United in Europa League a segnare il limite. Mourinho significa suggestioni e ambizioni, ma non è detto che queste possano bastare. A Roma i trofei mancano da tempo, anche se la volontà della proprietà è quella di affermarsi come squadra e come brand seguendo il percorso tracciato in Italia da club come Juventus e Inter.


Mourinho per anni ha vinto, ma forse non quanto poteva. Una combinazione ideale per un futuro affascinante che, al netto degli entusiasmi di tifosi e addetti ai lavori, è comunque difficile prevedere negli sviluppi. La sorte di Mourinho a Trigoria è legata alla natura del suo trasferimento, che è vera sfida, sia per lui che per il club. La gestione americana della squadra, le potenzialità della rosa e la giungla dell’ambiente romano saranno i primi nodi che il tecnico di Setubal dovrà sciogliere per conquistare «tituli».


Una sfida per lui e per la Roma

I maldicenti farebbero notare che la Roma è solo l’ennesima squadra di fascia medio-alta ad accogliere il tecnico. In realtà, si è detto, è una questione di competizione e fame. La società deve supportare l’investimento Mourinho su tutti i fronti. Eccezion fatta per le esperienze post-Inter al Real Madrid e al Chelsea, infatti, il tecnico arriva effettivamente in un’altra squadra in piena rifondazione che ha bisogno di tornare a far gioire i tifosi, ma che deve organizzarsi per mettere a disposizione fondi per la prossima finestra di mercato.

In passato, Mourinho ha sempre potuto contare sulle doti di motivatore e conoscitore di calcio, che pur senza un gioco brillante portava comunque a punti preziosi. La sua arma in più nei top club è stata quella di sapersi circondare di calciatori disposti praticamente a tutto per lui, ma anche di presidenti altrettanto pronti a elargire fondi per acquistarli. In questo senso, la prima sfida della Roma è far avere a disposizione i calciatori giusti e le circostanze storicamente utili al tecnico. Se la società vuole far rendere Mourinho al massimo, accelerando lo sviluppo del brand As Roma, i Friedkin dovranno colmare il divario tecnico e sostenere una campagna acquisti superiore per cifre e nomi a quelle finora messe in campo.

Anche nell’ultima esperienza al Tottenham, Mourinho ha sofferto un’assenza di qualità tecnica e attitudinale che potevano dargli solo alcuni giocatori non acquistati dalla proprietà americana. Che in comune con la Roma non ha solo la nazionalità di appartenenza, ma piazzamenti in classifica poco esaltanti e investimenti errati nelle ultime stagioni. Per gradi poi Mourinho dovrà rientrare nel mondo della Serie A, tornata a un buon livello competitivo rispetto agli altri campionati maggiori, ma non ancora in linea per attrattiva e investimenti come in passato. In questo contesto, la Roma ha un gap con i club nazionali ed esteri ancora importante.

Dal punto di vista tecnico, la gestione e lo sviluppo di giocatori come Nicolò Zaniolo saranno parte della sfida mourinhana, così come sarà interessante vedere come saranno trattati Smalling e Mkhitaryan, fondamentali nell’ultima Roma, osteggiati in passato dall’allenatore, sicuramente da affiancare a giocatori ancora più decisivi. Come e quanto saranno utilizzati questi calciatori per il 4-2-3-1 di Mourinho saranno il tempo e lo stesso tecnico a dirlo.

Un ambiente scottante da gestire

Dopo l’ultima stagione all’Inter e l’ingresso nella storia con la vittoria del Triplete, l’allenatore andò al Real Madrid dando l’annuncio la notte stessa della vittoria interista in Champions League. Arrivarono giocatori importanti, la presidenza contribuì con 200 milioni a quel record che nel 2016 incoronò Mourinho come Mr. Miliardo, essendo l’unico tecnico a superare il tetto del miliardo di euro in campagne acquisti, ma le cose non andarono. Le architetture del Santiago Bernabeu, che avevano ospitato e disegnato il trionfo nerazzurro in Europa, diventarono profili d’ombra nel corso delle tre stagioni madrilene. Mourinho non tenne lo spogliatoio dei galacticos, si scontrò con Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos e il capitano Iker Casillas.

In tre stagioni Mourinho aggiunse al palmarés merengue “solo” una Copa del Rey, un campionato e una Supercoppa di Spagna. Troppo poco per il club che lo aveva ingaggiato per vincere la decima Champions con tanti mezzi, poi arrivata con Carlo Ancelotti. Dall’esperienza al Real, Mourinho potrà portare a Roma competenze utili a gestire un circolo mediatico soffocante.

Nelle radio locali romane, per esempio, si alternano i consensi e gli sfavori di parte della tifoseria nei confronti degli uomini che passano per la panchina della Roma. Per regolare a ridurre il flusso di informazione di queste realtà che rendono incandescenti il dibattito intorno alla squadra, già ai tempi della presidenza Pallotta la società aveva creato i canali radiofonici e televisivi ufficiali. Sarà interessante vedere come Mourinho gestirà questo aspetto reale e culturale, che è costato il posto a tecnici come Luis Enrique e Luciano Spalletti.

EPA/Matthew Childs | Mourinho ai tempi del Chelsea.

Le esperienze inglesi

E poi c’è l’esperienza inglese. Al Chelsea, due anni dopo il trionfo in Champions da outsider col Porto, il tecnico ritorna ai Blues come eroe di una Premier League nel 2005 col Chelsea a distanza di 50 anni dall’ultima, consentendo al club di Roman Abramovich di affermarsi tra le grandi del calcio europeo. Al ritorno nel 2013 il tecnico ereditò una squadra già forte, campione d’Europa l’anno prima, e vinse un double, ovvero il campionato e la coppa di lega, nella stagione 2014/2015. In quell’avventura a determinare l’addio di Mourinho a Londra fu il rapporto burrascoso con il patron russo.

A Manchester, sponda United, Mourinho vinse invece un Europa League e un Efl Cup nel 2016/2017, al momento unici titoli degli ultimi 5 anni del club. Lì Mourinho litigò con stelle come Paul Pogba e la campagna acquisti dei Red Devils non fornì al tecnico gli uomini su cui puntare. Al Tottenham il tecnico pensava di fare leva sull’orgoglio di una squadra giovane che aveva perso la finale di Champions League contro il Liverpool nel 2019, ma non ci è riuscito, complice una società che non gli ha permesso di competere con giocatori all’altezza delle rivali. A Roma non potranno permettersi di compiere lo stesso errore.

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