Il Green pass penalizza i giovani? Per Speranza la questione non esiste. Ma Dadone rilancia: «Discriminatorio, i tamponi siano gratis»

Chi non è vaccinato (prevalentemente anziani) o guarito (età mediana dei positivi è 43 anni), potrà muoversi esclusivamente con il tampone a pagamento. Una misura che rischia di discriminare i giovani. Cosa ne pensa il governo?

Viaggiare col green pass sì, ma a che prezzo? È la domanda che già da qualche giorno Open continua a farsi, intercettando il disagio di tutti quei giovani non vaccinati e mai ammalatisi di Covid, ora costretti a pagare fino a 50 euro per un tampone che attesti la loro negatività. L’esigenza, e di conseguenza la richiesta al governo, è quella di una misura che sia davvero uguale per tutti e che renda realmente accessibile quello che a breve potrebbe diventare un vero e proprio dispositivo di massa. Il disagio c’è ma a distanza di 8 giorni dall’introduzione della misura il governo sembra essere sprovvisto di una linea chiara e soprattutto comune. Se per Roberto Speranza sembra che il problema non sia al momento considerato «centrale o urgente», all’interno del Ministero il sottosegretario alla Salute grida alla discriminazione, trovando eco anche nella ministra per le politiche giovanili Fabiana Dadone.


«Il problema non esiste»

Oltre al certificato di vaccinazione e a quello di avvenuta guarigione, il green pass permetterà di potersi spostare da una regione all’altra del territorio nazionale anche con il certificato di tampone negativo, rapido o molecolare che sia. «Non è un tema di questo momento», dicono dall’ufficio del ministro Speranza a distanza di una settimana dal via libera alla misura. Il criterio seguito sarebbe quello dei grandi numeri: «Per ora solo Sardegna e Valle d’Aosta sono in rosso, il problema riguarderebbe due milioni di persone non di più», dicono riferendosi alla necessità di presentare il green pass solo per gli spostamenti verso regioni rosse o arancioni.


La misura che dovrebbe permettere a tutti indistintamente di spostarsi e garantire la ripartenza del Paese per la stagione estiva alle porte, escluderebbe senza troppa preoccupazione dunque un numero, ritenuto dal ministero, non rilevante di persone. Un criterio decisamente poco coerente con l’idea collettiva di misura nazionale, senza considerare l’identità fortemente turistica delle due regioni prese in esempio. Ma il ministero rassicura, «soprattutto per la Sardegna la permanenza in arancione durerà al massimo un’altra settimana poi confidiamo nella buona evoluzione dei dati epidemiologici». Un ottimismo incoraggiante che però sembra non aver imparato dai rischi e dalle conseguenze di immediato peggioramento dei dati a cui le numerose riaperture ci hanno abituato nell’ultimo anno e mezzo.

E l’ottimismo continua anche sul fronte delle vaccinazioni: «Abbiamo 6 milioni di immunizzati con seconda dose», continuano dal Ministero riferendosi a una delle certificazioni necessarie per il green pass. Un elemento senza dubbio importante se non fosse che gran parte della popolazione citata sia al momento formata da anziani e fragili, poco inclini, anche solo per esigenze fisiche, a spostamenti. I giovani dunque, così come le famiglie, restano a guardare e a pagarsi i tamponi, con l’unica effettiva speranza da parte del Ministero che quella terza opzione prevista dal green pass non abbia poi così tanto bisogno di essere utilizzata.

Il sottosegretario Costa: «Strumento discriminatorio, facciamo qualcosa»

Se nelle stanze del ministro Speranza al momento la questione sembra non essere prioritaria, c’è chi al ministero la pensa in tutt’altro modo. «Se per i vaccini facciamo un discorso di gratuità, perché per i tamponi deve essere diverso?» si chiede il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, sottolineando come la misura sia del tutto «discriminatoria». Pur riconoscendo al green pass il valore di uno strumento «utilissimo alla ripartenza del Paese in sicurezza», Costa pensa sia urgente trovare una soluzione che «garantisca uniformità di diritti». Da qui l’esortazione del sottosegretario nei confronti del governo «a farsi carico della questione della gratuità» e a trovare una comunione di intenti con il Ministero dell’Economia.

«Per mettere in campo una misura di questo genere ci vuole una copertura finanziaria. Viviamo in un momento politico dove si stanno mettendo in campo molte risorse, dove nel prossimo Consiglio dei ministri verrà approvato un altro scostamento di bilancio da 40 miliardi. A questo punto credo che anche quella del tampone gratuito potrà essere pensato come misura da garantire a favore delle famiglie e dei ragazzi». Al contrario di quanto sostenuto dal Ministero, il sottosegretario spiega inoltre come sia proprio questo il momento di trovare una soluzione, in prospettiva di uno strumento che verrà utilizzato dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Dadone: «Mi farò portavoce»

A mostrarsi sensibile al tema è anche la ministra alle politiche giovanili Fabiana Dadone. Apprendendo le denunce di disagio che i ragazzi e le ragazze hanno espresso su Open, il ministero dedicato ai più giovani condivide l’urgenza di una misura egualitaria. Fonti vicino alla ministra riferiscono di come in queste ore Dadone «si stia facendo portavoce all’interno del governo di un problema che va affrontato» e di come la strada della gratuità dei tamponi sia effettivamente una delle soluzioni più percorribili per i delicati mesi che arriveranno.

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