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Il green pass come stimolo per vaccinarsi. Dopo la Germania, anche l’Italia spinge sui «privilegi» degli immunizzati

I tedeschi completamente vaccinati (due dosi) o guariti non sono più soggetti al coprifuoco, né a restrizioni sugli incontri con persone della stessa categoria sanitaria. Una strategia per incentivare le vaccinazioni, che sta prendendo piede anche in Italia

L’Unione europea ha iniziato la sperimentazione del green pass, dal primo giugno gli Stati membri dovrebbero iniziare usarli, ma c’è ottimismo che si riesca iniziare già a maggio. Il primo obiettivo del green pass è garantire la libera circolazione nell’Unione e salvare la stagione turistica estiva, essenziale per dare fiato alle economie (e alle persone) colpite da mesi e mesi di restrizioni. Per ottenere la ‘luce verde’ ci sono tre possibilità: vaccinazione, guarigione, tampone negativo. Dal punto di vista tecnico-giuridico quindi non ci sono discriminazioni per chi non può o non vuole vaccinarsi, dato che il si può avere anche con un tampone. Tuttavia, non è la stessa cosa: la ‘luce verde’ ottenuta con il tampone dura pochi giorni, e i tamponi costano. 


Soprattutto per chi vuole vaccinarsi ma deve ancora aspettare, la faccenda potrebbe diventare molto irritante. Questo certificato è il primo strumento che permette a chi è vaccinato o guarito dal Covid-19 di rispettare meno restrizioni rispetto agli altri, iniziando a sollevare nella pratica alcune dilemmi etici molto delicati. Per ora il green pass serve solo a varcare la frontiera da un paese all’altro, non è studiato per usarlo all’interno di uno Stato per la vita quotidiana, ma con le campagne vaccinali che avanzano e la discussione su quali restrizioni rimuovere per gli immunizzati l’idea si sta facendo strada. 


La decisione della Germania

L’argomento è discusso in tutta Europa, ma questo fine settimana la Germania ha fatto un primo passo importante: da domenica i tedeschi completamente vaccinati (due dosi) o guariti non sono più soggetti al coprifuoco, né a restrizioni sugli incontri con persone della stessa categoria sanitaria. Inoltre, gli immunizzati (circa 10 milioni) non devono più fare la quarantena dopo un viaggio all’estero, a meno che non provengano da una zona in cui sta dilagando una variante pericolosa.

Restano in vigore l’obbligo di mascherina e distanziamento sociale, ma solo a causa dell’impossibilità di fare controlli. Il sindaco di Berlino, Michael Müller, ha ammesso che sarebbe troppo difficile controllare chi ha diritto o meno di essere esentato dalle regole. Müller ha esortato le persone a portare con sé il certificato della vaccinazione, in attesa dell’arrivo dei green pass europei, lasciando intendere che li userà sul suolo tedesco. 

In Germania il 31% della popolazione ha ricevuto la prima dose, ma solo l’8,8% è completamente vaccinato. La decisione è stata difficile, il governo di Angela Merkel, ha istituito un Consiglio etico che per voce della presidente Alena Buyx ha dichiarato che le nuove scoperte scientifiche rendono difficile giustificare il mantenimento delle restrizioni per i vaccinati. Buyx ha ammesso che i giovani «sono due volte svantaggiati» e chiesto che la politica dimostri un’attenzione maggiore nei loro confronti.

Cosa intende fare l’Italia 

L’Italia sta sviluppando un green pass gemello di quello dell’Ue, che permetterà di viaggiare liberamente all’interno del paese, ma non solo. Il certificato verde sarà un requisito necessario per visitare i pazienti nelle RSA. Anche per l’Italia si presenta un dilemma etico che meriterebbe una discussione pubblica più aperta. Ieri mattina in un’intervista a Radio24 il sottosegretario alla Sanità, Pierpaolo Sileri, ha detto che il green pass serve anche come uno «stimolo a vaccinarsi» per le persone che non vogliono. 

«Per la quota di persone che non vogliono vaccinarsi serviranno campagne di informazione. Ma attenzione, la presenza di un green pass, che ti consente la possibilità muoverti, sarà un ulteriore stimolo alla vaccinazione», ha detto Sileri. Dover fare un tampone ogni volta che bisogna spostarsi tra regioni o (come è probabile) frequentare grandi eventi potrebbe spingere gli indecisi a vaccinarsi, ma come fare con i luoghi di lavoro, scuole, trasporti pubblici? Domande che irromperanno nel dibattito politico molto prima dell’agognata (e lontana) immunità di gregge. 

Se vaccinarsi non sembra più necessario

Gli Stati Uniti dopo aver raggiunto una fase avanzata della campagna vaccinale hanno il problema di come convincere chi non vuole vaccinarsi, persone che di fronte al calo dei contagi e la fine delle restrizioni, non sentono la necessità di immunizzarsi, mettendo a rischio l’obiettivo dell’immunità di gregge. La vaccinazione di massa è una questione di salute pubblica, non può essere gestita semplicemente come un fatto privato per lo stesso motivo per cui i vaccini non possono essere venduti come un farmaco qualsiasi. Allo stesso tempo, il diritto alla libertà di scelta è un diritto costituzionale che va garantito.  

I governi dovranno affrontare i propri dilemmi etici e fare scelte coraggiose, forse controverse. Una sicurezza è che a pagare un prezzo senza avere nessuna colpa saranno ancora una volta i più giovani, che dovranno aspettare troppo a lungo la possibilità di esercitare la propria libertà di scelta con l’accesso al vaccino. Una soluzione potrebbe essere tamponi gratuiti per chi ha prenotato ed è in attesa. Forse un palliativo, ma sempre meglio che scaricare su di loro l’ennesimo prezzo della pandemia. 

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