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«Abbiamo invaso la Striscia di Gaza. Anzi, no»: il clamoroso errore di comunicazione dell’esercito israeliano

Prima l’annuncio dell’offensiva via terra, poi il dietrofront. Al centro dell’equivoco il portavoce militare Jonathan Conricus. Ecco la ricostruzione delle ore più concitate

Il primo comunicato è arrivato nella tarda serata di ieri, 14 maggio, poco dopo le 23.20. «Le truppe aeree e di terra dell’Idf stanno attualmente attaccando nella Striscia di Gaza», hanno reso noto via Twitter le stesse forze di difesa israeliane. Nessun altro dettaglio, ma tanto è bastato a far rimbalzare la notizia su tutti i più autorevoli siti di informazione mondiali, dal New York Times fino al Guardian.


Due ore dopo, l’esercito – nella persona del portavoce Jonathan Conricus – ha puntualizzato: «Attualmente non ci sono truppe di terra all’interno della Striscia di Gaza». E ancora: «L’aviazione e le truppe di terra stanno attualmente conducendo attacchi su obiettivi nella Striscia». Le forze di difesa israeliane, dunque, avrebbero indotto i media internazionali a credere che l’esercito avesse lanciato un’invasione di terra nella Striscia durante il suo massiccio bombardamento del Nord di Gaza. Di fatto, si sarebbe trattato di un attacco sferrato con i colpi di artiglieria e dei carri armati posti al confine. 


«Un problema di comunicazione interno»

Conricus ha parlato espressamente di «un problema di comunicazione interno». Problema di comunicazione che lo ha visto protagonista. Nella sua dichiarazione iniziale, l’esercito non ha chiarito dove si trovassero le proprie forze di terra impegnate nell’attacco. Secondo quanto ricostruito dal Times of Israel, quando è arrivata la richiesta di chiarire la questione, e di confermare dunque se ci fosse stata un’invasione di terra, Conricus ha risposto: «Sì. Come è scritto nella dichiarazione. Le forze di terra stanno attaccando a Gaza. Questo vuol dire che sono nella Striscia». Parole che il portavoce militare dell’esercito tra l’altro ha ripetuto anche al corrispondente dell’agenzia Ansa a Tel Aviv, che lo ha chiamato per avere conferma diretta dell’avvio dell’intervento di terra.

L’equivoco, secondo il Times of Israel, nasce dall’effettivo posizionamento dei mezzi militari di terra: «Alcune truppe dell’Idf erano effettivamente posizionate in un’enclave tecnicamente all’interno del territorio di Gaza, ma a tutti gli effetti sotto il controllo israeliano. Per questo la loro presenza lì non poteva rappresentare un’invasione di terra». Secondo il corrispondente militare della televisione israeliana Kan11, invece, potrebbe trattarsi di un tentativo deliberato di trarre in inganno Hamas, in una sorta di «battaglia psicologica».

Al netto delle motivazioni che hanno portato all’equivoco di questa notte, gli attacchi sferrati sulla Striscia di Gaza rappresentano una grave escalation nel conflitto tra le parti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato: «Avevo detto che avremmo fatto pagare un prezzo molto alto ad Hamas. Lo facciamo e continueremo a farlo con grande intensità. L’ultima parola non è ancora stata detta e questa operazione proseguirà per tutto il tempo necessario».

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