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Figliuolo alle Regioni: «Entro settembre vaccinare tutti gli studenti». Ma gli over 70 restano indietro: più di 1,5 milioni senza una dose

Dopo il via libera di Ema per le somministrazioni di Pfizer dai 15 fino ai 12 anni, il generale esorta a mettere in sicurezza il rientro a scuola. Ma il nuovo report continua a segnare una voragine tra i più fragili. Intanto sabato scendono in piazza 110 associazioni per lo stop ai brevetti

Tutti gli studenti dovranno essere vaccinati entro la riapertura delle scuole. È la nuova direttiva del commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo a seguito del via libera ufficiale da parte di Ema sugli adolescenti. Da oggi infatti il vaccino Pfizer potrà essere somministrato in tutta Europa con la garanzia di efficacia e sicurezza fornita dall’ente regolatore europeo. Entro lunedì 31 maggio sarà poi il turno di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) che per l’Italia darà l’ok a Corminaty anche per i più giovani. La disputa fino a poche ore fa era se garantire la vaccinazione ai teenager entro settembre per un ritorno a scuola in sicurezza o se attendere settembre utilizzando anche gli istituti scolastici come hub. A chiarire i dubbi ora è il generale Figliuolo che invita Regioni e Province autonome a garantire, prima dell’inizio dell’anno scolastico, «la massima copertura possibile di tutta la popolazione studentesca, nelle fasce di età per le quali la vaccinazione sarà possibile».


Una chiamata a rapporto sostenuta dall’ulteriore decisione annunciata poche ore fa per il 3 giugno, data in cui saranno aperte le prenotazioni a tutta la popolazione dai 16 anni in poi, senza più procedere per fasce d’età. Per la stessa giornata ora si potrà partire anche con il target 15-12. «Al di là delle decisioni dei governi, questa è in definitiva una decisione che deve essere presa dai genitori per i loro figli» ha detto Stella Kyriakides, Commissaria europea per la Salute commentando la decisione di Ema ed esortando le famiglie a essere i primi formatori sull’importanza della pratica vaccinale. «Ogni passo che facciamo in questo senso ci avvicina alla fine della pandemia».


Ma molti over 70 mancano ancora all’appello

La campagna vaccinale va avanti dunque con l’unico obiettivo di limitare e se possibile abbattere la circolazione del virus nel nostro Paese. Sfida per cui si riveleranno centrali anche tutti i giovani finora tenuti al margine della lotta al virus perché meno colpiti dalla forma più grave della malattia, come succede invece ad anziani e fragili. E proprio a riguardo delle categorie da sempre ritenute più a rischio, la preoccupazione è quella di raggiungere una copertura non ancora completa. Sono oltre 1 milione e mezzo gli over 70 che non hanno ancora ricevuto la prima dose del vaccino anti Covid. Un dato fornito dal report settimanale del governo in base al quale ci sono 437.933 ultra 80enni e 1.095.267 di italiani tra i 70 e i 79 anni in attesa della prima dose. Dei 4.539.298 over 80 sono invece stati vaccinati con entrambe le dosi l’81% (3.692.118), percentuale che scende al 32,30% tra i 70 e i 79 anni: dei 6.014.217 di appartenenti a questa fascia ne sono stati immunizzati 1.942.682. Il 18,4% non ha ancora ricevuto neanche la prima dose.

Proprio su questo fronte pochi giorni fa il generale Figliuolo aveva esortato le Regioni a «fare meno propaganda» attraverso annunci di altre fasce di popolazione da includere nella campagna prima del tempo e a impegnarsi di più «con il reclutamento delle fasce più fragili ancora senza vaccino». La vera analisi da fare sarà anche quella sulla natura dell’assenza degli over 60 denunciata dai dati: il fronte no vax dovrà essere effettivamente individuato e separato da tutti quegli aventi diritto che per diverse ragioni non hanno ancora saputo o potuto accedere al servizio sanitario della vaccinazione.

In piazza per lo stop ai brevetti

Nel frattempo, domani (29 maggio) 110 realtà associative e organizzazioni scenderanno nelle principali piazze italiane per chiedere lo stop ai brevetti dei vaccini «al fine di poterne produrre in quantità sufficienti per tutta la popolazione mondiale». L’iniziativa si svolge nell’ambito della campagna europea Right2Cure Noprofit On Pandemic, coordinata a livello nazionale dal Comitato italiano. Da Torino a Milano, da Firenze a Roma l’obiettivo comune sarà quello di raccogliere un milione di firme in Europa, che “obbligherà” la Commissione europea a rivedere la propria posizione di chiusura alla proposta di sospensione dei brevetti per i vaccini.

Ad oggi sono state raccolte oltre 200.000 firme online e la giornata di domani con la presenza ‘fisica’ dei banchetti gestiti dalle tante associazioni aderenti, consentirà anche la raccolta cartacea delle firme e il confronto diretto con i cittadini. «Occorre fare presto perché la pandemia sta inchiodando interi Paesi come l’India, mentre nei paesi poveri e a basso reddito è stato vaccinato solo lo 0,3% della popolazione, briciole delle quote di vaccini prodotte da BigPharma: le conseguenze potrebbero essere inimmaginabili», spiegano gli organizzatori. Il Parlamento europeo, lo scorso 19 maggio, ha approvato una risoluzione a larghissima maggioranza (con 468 voti a favore e 63) che comprende la richiesta di una sospensione temporanea dei brevetti per i vaccini, i farmaci e i kit diagnostici per il Covid 19.

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