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Strage del Mottarone, Tadini confessa al gip: «Ho messo anche altre volte il forchettone per bloccare i freni»

Il caposervizio della funivia ha confermato quanto detto già nell’interrogatorio di martedì, e cioè che il blocco ai freni era già stato applicato in passato

Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia di Stresa-Mottarone, ha confermato di aver aver messo il ceppo blocca freno, e di averlo fatto altre volte. Durante l’interrogatorio di questa mattina nel carcere di Verbania davanti al gip Donatella Banci Buonamici, l’uomo ha ripetuto la versione già data lo scorso martedì sera, quando aveva reso le prime ammissioni spiegando di aver deciso lui di piazzare e mantenere i forchettoni sulle ganasce che hanno disattivato il sistema frenante d’emergenza. In quell’occasione, Tadini aveva confessato anche che i forchettoni erano stati stati inseriti «abitualmente» nell’ultimo mese e mezzo, per evitare blocchi della cabinovia dovuti alle anomalie dei freni.


Oggi, 29 maggio, l’uomo ha dichiarato che le anomalie manifestate dall’impianto non erano collegabili alla fune, ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse». Al termine dell’interrogatorio, la difesa ha chiesto al gip la misura degli arresti domiciliari, non la libertà, come misura cautelare. «Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto perché sono morte vittime innocenti», avrebbe detto Tadini, che secondo il suo avvocato «sono 4 giorni che non mangia e non dorme». Ora sarà il turno degli altri due fermi, che dovranno dare la loro versione del disastro che ha provocato 14 morti, tra cui due bimbi, e un ferito grave, il piccolo Eitan di 5 anni ancora ricoverato.


Immagine di copertina: ANSA/TINO ROMANO

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